giovedì 10 agosto 2017

Corsa degli asini di Porcia, gli asini dicono NO. Sosteniamoli

la corsa degli asini di Porcia (PN) - edizione 2016


A Porcia, località in provincia di Pordenone, in occasione della Sagra dell'Assunta, si svolge la
"115^ edizione della CORSA DEGLI ASINI" (evento in programma lunedì 14 agosto 2017 alle ore 19.30).

Negli anni passati era consuetudine terminare la corsa facendo salire il vincitore della competizione attraverso un angusto corridoio- che sale a spirale- fin sulla terrazza della torre campanaria; più che di un premio si dovrebbe parlare quindi di una condanna. Grazie alle pressioni di molti, che vedevano in questo una grave forma di sopruso, il parroco alla fine si è visto costretto a rinunciare almeno a quest'estremo barbaro atto.
Ma purtroppo la corsa continua, e così, anche quest'anno, un gruppo di asini sbarcherà (e non certo per miracolo) a Porcia.
Ci ritroveremo ad assistere alle gesta di un gruppo di giovanotti del luogo che, nell’allegria di un tardo pomeriggio d’estate, giocano a fare i cowboys.
Immancabile sarà, anche quest'anno, la difesa a spada tratta del parroco, pronto a dare lezioni di etologia e ad insegnarci che durante la corsa di Porcia gli animali si divertono e che non sono sottoposti ad alcuna forma di costrizione.
Abbiamo assistito a diverse edizioni della corsa, e lo spettacolo è sempre stato veramente penoso: asini strattonati con le redini, fantini che a peso morto rimbalzavano pesanti e a casaccio sul dorso degli animali... questi ragazzi non hanno la minima idea di ciò che stanno facendo, dei dolori- fisici e mentali- a cui stanno sottoponendo le malcapitate creature.
Come da "tradizione", il 14 agosto gli asini saranno costretti a correre per la gioia di un sempre più sparuto pubblico. Uno spettacolo di sopraffazione in chiave goliardica. Grasse risate innanzi al loro disagio, alla loro sofferenza, ai loro gesti di ribellione.

Abbiamo lanciato una MAILBOMBING per dare sostegno alla loro chiara volontà, chiedendo al parroco di Porcia e al Comune l'abolizione di questa tristissima corsa che - lo sottolineiamo- è alla sua centoquindicesima edizione.

a questo link l'evento 
Per approfondimenti sulla corsa degli asini di Porcia vi invitiamo a leggere quanto pubblicato nel nostro blog in occasione della scorsa edizione:

E, dal momento che i migliori testimoni sono gli asini che hanno avuto la sfortuna di partecipare alle precedenti edizioni della corsa di Porcia, lasciamo loro la parola.
Immagini che parlano da sole:
https://goo.gl/tznam7
https://goo.gl/vrczbU
Il Sindaco di Porcia sceglie di difendere la corsa degli asini. 

Messaggero Veneto, martedì 8 agosto


Facciamo un po' di chiarezza:
Ai presunti difensori degli asini, che criticano la presenza di asini non purliliesi, facciamo notare che vivere in loco non garantirebbe loro alcunché. Stiamo parlando di orgoglio paesano o di maltrattamento animale?
A chi adduce come motivazione "che gli asinelli non sono avvezzi alla monta, come i fantini", facciamo presente che l'essere assuefatto (sinonimo di avvezzo) alla monta è condizione derivante da subdole e pesanti forme di condizionamento. Avvezzi o non avvezzi, sempre e comunque di individui schiavi e abusati stiamo parlando.
Inoltre, anche se noi in primis abbiamo fortemente criticato - e ampiamente documentato - i dolori inflitti e i danni arrecati agli asini durante la corsa dagli sprovveduti cowboys paesani, non per questo riteniamo che tra le natiche di chi è avvezzo alla monta potrebbero in qualche modo passarsela meglio. Differenti abusi? Forse, ma pur sempre di abusi si tratta.

Infine, ricordiamo che parlare di sfruttamento rispettoso è un ossimoro.
Che vengano lasciati in pace, questo chiediamo.
Al sindaco di Porcia che, pur non prendendo parte attiva all'organizzazione della corsa, sceglie di assumerne incondizionata (e disinformata) difesa attraverso un appoggio morale che ha un peso da non sottovalutare, rendendosi pertanto complice di quello che è a tutti gli effetti un maltrattamento, diciamo che l'essere "in un periodo di rivalutazione di questi animali" non è presupposto che arreca benefici agli asini. Anzi, sull'onda delle mode, le realtà dedite allo sfruttamento degli asini stanno aumentando a dismisura.

Evidentemente Porcia non intende perdere la ghiotta occasione.
Perché tirarsi indietro e perdere una consolidata tradizione di sfruttamento proprio ora?


Sagra dei Osei, la comunità di Sacile e la responsabilità del silenzio


la Sagra dei osei di Sacile - edizione 2016

"Cambiare si può e si deve" è una frase ricorrente, utilizzata (per non dire abusata) anche da chi si fa promotore di tradizioni violente come nel caso della Sagra dei osei di Sacile.
Ma il cambiamento, quello reale, comporta scelte coraggiose, la forza di non guardarsi indietro e il desiderio autentico di voltare pagina.
Sacile ha paura di cambiare.
I Sacilesi avrebbero, oggi come non mai, la possibilità di mettere la parola fine a quella che è una sagra di sofferenza per migliaia di individui, un triste e anacronistico evento che imprigiona vite.
Le opportunità di informarsi, riflettere e comprendere appieno la natura violenta di ciò che è sotto gli occhi di tutti non sono mancate; eppure non vi è mai stata, all'interno di questa comunità, una sincera riflessione sulla Sagra dei osei.
Lo sguardo spesso si è girato da un'altra parte di fronte a ciò che avviene la prima domenica dopo ferragosto, assordante è sempre stato il silenzio di una collettività impermeabile, ancorata alla "propria" triste festa della natura in gabbia. I fieri ed appassionati sostenitori di questa manifestazione sono, nel più ottimistico degli scenari, affiancati da una manciata di cittadini scettici o indifferenti, 
coloro che -pur cogliendo l'essenza di questi 744 anni di prigionia- ripiegano in un omertoso mutismo, per non essere voce fuori dal coro e per non disturbare la macchina organizzativa. 


La trasparenza è l'unica strada per non dimenticare le migliaia di vite violate a Sacile e tutte quelle ancora prigioniere, esposte e vendute. 

Ai sacilesi, tutti, diciamo che sarebbe davvero arrivato il momento di sollevare il velo di ipocrisia dietro cui si cela quella che è, a tutti gli effetti, la celebrazione del mondo venatorio.
Basterebbe una loro parola per avviare quel cambiamento di cui, ad oggi, organizzatori e istituzioni locali non intendono farsi carico.
Nell'attesa che ciò avvenga (ci chiediamo se mai avverrà), sulla comunità sacilese e sulla cultura del silenzio che ancora oggi la avvolge, pesa la responsabilità (morale e sociale) di questi settecentoquarantaquattro anni di buio.   

Quanto a noi, non smetteremo di documentare ciò che avviene a Sacile, di fare domande e, soprattutto, di cercare risposte.