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domenica 2 ottobre 2011

LE ESPERIENZE CHE TI CAMBIANO LA VITA- di Franco Libero Manco


Gran parte di coloro che decidono di rinunciare drasticamente all’alimentazione carnea
hanno subito la traumatica esperienza diretta dell’uccisione di un animale. 
Chi ha avuto la ventura di assistere all’uccisione di un maiale ricorda con raccapriccio le urla laceranti, e quasi umane, della povera vittima, il suo terrore, il suo vano cercare intorno l’aiuto di coloro che considerava amici e che ora fanno parte dei boia; ricorda i rantoli, le convulsioni, i fiotti di sangue, gli occhi sgranati e infine la vita che lentamente lo abbandona inerte alle asce, ai coltelli del carnefice.

Chi ha avuto la ventura di trovarsi in quel luogo maledetto chiamato mattatoio durante l’esecuzione capitale di un cavallo, di un vitello o di una pecora, resta per sempre traumatizzato da quell’esperienza infernale e trova le motivazioni per astenersi dal consumo di carne e spesso anche la volontà a dissociarsi da una realtà della quale accusa salutari sensi di colpa.
Ricorda l’impotenza schiacciante dell’animale in balia dell’essere più crudele della terra, il suo pietoso ed inutile tentativo di fuggire, il panico negli occhi della preda braccata, l’angoscia di trovarsi in un ambiente tangibilmente ostile e pregno di esalazioni mortali, l’odore terrorizzante del sangue nella percezione imminente della morte.

Vedere un piccolo, meschino, rozzo garzone avere il potere, l’arroganza, la capacità di abbattere un possente, splendido, bellissimo cavallo, grida vendetta al cospetto della Vita.
Come può un uomo conservare la sua serenità, dormire, sapendo che un essere simile a lui sia morto a causa sua?
Come può considerare giusto e legittimo privare per sempre della vita una creatura senziente, impedirgli per sempre di esistere, di far parte della famiglia dei viventi? 
Come può affondare il coltello, la sega nelle carni vive e palpitanti, spaccare le ossa, strappare le viscere, il cuore, i polmoni, ridurre a pezzetti una creatura più degna dell’uomo di esistere e considerare simili ripugnanti membra di cadavere alimento per l’essere umano?
Un uomo che genera sofferenza e morte come può tornando a casa la sera essere in pace con la sua coscienza e capace di una carezza, di un atto di gentilezza e bontà nei confronti dei suoi cari?

L’uccisione di un agnello, un coniglio o di una gallina, vittime di un’esecuzione improvvisata e sommaria negli ambienti rurali dei contadini, animali considerati quasi come membri della famiglia umana che li ha allevati, richiede una durezza di cuore primordiale. Assistere ai lamenti disperati, ai fremiti, alle convulsioni del povero animale, è un’esperienza traumatizzante per qualunque essere umano dotato di coscienza.

Queste terribili esperienze che cambiano la vita dovrebbero essere esperienza comune a tutti coloro che ritengono giusto e lecito mangiare la carne, a tutti coloro che trovando il pezzo di animale incellofanato nei supermercati non sanno (perché non vogliono) collegare quella misera parte anatomica ad una creatura fatta come noi che voleva vivere e che è stata uccisa per l’infame, degradante piacere della gola.

La cultura consumistica contemporanea, propinata dalle lobby agroalimentari e zootecniche attraverso i mezzi di informazione di massa, hanno attuato la più rovinosa e devastante dissociazione tra la bistecca e l’animale: molti bambini sono convinti che i polli crescono sugli alberi.
Le scolaresche dovrebbero essere condotte a visitare i mattatoi invece di visitare gli zoo: sarebbe più istruttivo e responsabilizzante far sapere (in rispetto della verità) a chi apparteneva quel pezzo di carne che serenamente consumeranno per cena.
Ognuno che ritiene “normale” nutrirsi di animali (dal papa al presidente della repubblica, dal ministro alla pubblica istruzione a quello della salute, dal capo della magistratura al portiere dello stabile) dovrebbe avere la coerenza morale delle loro scelte: far visita ad un mattatoio prima di addentare una bistecca.

Franco Libero Manco

mercoledì 8 giugno 2011

ANIMALISTI POCO ANIMALISTI- di Franco Libero Manco



ANIMALISTI POCO ANIMALISTI
di Franco Libero Manco


“La messe è tanta ma gli operai sono pochi” (Mtt 9,37)

C’è chi si rifiuta di guardare immagini di animali maltrattati, chi inorridisce alla scena di una corrida, chi rinuncia alle ferie pur di non separarsi dal suo animale, chi si priva di una cena con gli amici pur di acquistare i croccantini più costosi per i suoi gatti, e l’elenco potrebbe continuare. Ma se da una parte cresce il popolo di coloro che hanno acquisito sensibilità animalista, dall’altra il gruppo degli attivisti soffre di assenteismo cronico e succede che nelle manifestazioni di piazza si ritrovano sempre i soliti “quattro gatti”.

Nella maggior parte delle manifestazioni per i diritti degli animali organizzate dalle varie associazioni animaliste, mettere insieme 30 persone è impresa ardua. Tutti bravi a parole, tutti pronti a sdegnarsi, tutti disponibili ad aderire moralmente, ad appoggiare per iscritto e sottoscrivere le iniziative (tanto non costa nulla), tutti prodighi di consigli, di suggerimenti, di progetti e iniziative (che altri dovrebbero realizzare); ma nel momento del bisogno si assiste ad uno sconfortante astensionismo: pochi si presentano all’appello a quei sporadici appuntamenti; troppi fanno capolino solo quando non hanno di meglio da fare o arrivano abitualmente a “pietanza scodellata” perché magari non condividono alcune sottigliezze dell’associazione organizzatrice e gli organizzatori spesso subiscono una sorta di scoraggiamento e solitudine a causa della mancanza di forze sul campo. Ma quando in una battaglia uno rifiuta di portare il suo peso il carico di chi manca cade sui presenti.

Ognuno ha i suoi problemi, i suoi impegni, le sue giuste scusanti, i suoi buoni motivi: c’è chi doveva accompagnare la zia in ospedale, chi aveva un appuntamento col dentista, chi ha dovuto portare il gatto dal veterinario, chi si dimentica e chi non sapeva (?) dell’iniziativa. Certo ci sono impegni non procrastinabili e imprevisti, ma su dieci mila invitati trenta persone sono sintomo di penuria.

Manca la volontà vigorosa, forte e risoluta di chi sente e fa sua la causa del bene. Tiepidi siamo e senza la responsabilità della missione. Aspettare passivamente che siano gli altri a realizzare quel mondo che in teoria tutti vorremmo è da lassisti. Solo chi è disposto a sacrificare parte del suo tempo, dei suoi interessi personali, sente veramente la profondità, l’ampiezza e l’importanza della nostra missione, ma soprattutto percepisce il dramma, la desolazione ed il terrore degli animali che implorano inascoltati e che in ogni istante vengono trucidati dagli umani, perché il nostro movimento non ha ancora la forza necessaria per incidere in modo determinate sulla devastante cultura antropocentrica.

Avere la conferma di molti e ritrovarsi in pochi scoraggia e avvilisce, e i pochi presenti sanno che arrendersi alla voglia di mandare al diavolo tutto e tutti significherebbe abbandonare il campo nelle mani del “nemico” e che a pagarne le conseguenze sarebbero sempre gli innocenti, gli animali, e restano: urlano anche per chi manca, invece di un cartello ne portano due, invece di due ore ne restano 4 sotto il sole, rinunciando spesso ad un periodo di svago, ad una cena, ad una festa. Se fosse il loro cane o il loro gatto ad essere la vittima di turno del macellaio o del vivisettore certo troverebbero il tempo per essere presenti; ma pare che per certa gente c’è una differenza di valore e di peso tra i cadaveri. Coloro che mettono al primo posto i propri problemi non sentono veramente l’importanza della partecipazione fattiva, ed io ritengo che non ha diritto ai benefici chi non ha contribuito alla vittoria.

Alla base di ogni conquista sta il sacrificio e la rinuncia. C’è forse qualcosa di più bello e di più costruttivo della consapevolezza di aver contribuito alla realizzazione di un mondo migliore? di aver collaborato a risparmiare sofferenza agli innocenti? Nulla è al di sopra di un grande ideale.

Noi siamo portatori di una nuova etica, di un nuovo senso di giustizia. Il nostro grande progetto, che supera lo steccato antropocentrico e annuncia al mondo una nuova civiltà, la civiltà dell’amore universale, ha bisogno di gente volitiva, colma di passione ed entusiasmo, di voglia di cooperare, di lottare, di far proprio il destino collettivo, in grado di percepire il grido di dolore del bambino affamato della Nigeria come del criceto incatenato sul banco del vivisettore. Lode dunque ai pochi indomabili folli che non si stancano di operare: senza di essi nessuna associazione esisterebbe.

Questa nostra grande rivoluzione morale, civile e spirituale ha bisogno di gente che sia disposta non solo a sacrificare parte del proprio tempo e dei propri interessi ma, se occorre, anche la propria vita, diversamente aspetteremo che l’evoluzione compia il suo lento ed inarrestabile corso, anche senza il contributo dei tiepidi.



Franco Libero Manco

venerdì 4 marzo 2011

MASS-MEDIA: MORTE DEL LIBERO ARBITRIO - di Franco Libero Manco





MASS-MEDIA: MORTE DEL LIBERO ARBITRIO
di Franco Libero Manco

La stragrande maggioranza delle persone è convinta che i mezzi di informazione (la televisione, la carta stampata…) siano al servizio del popolo e che i messaggi pubblicitari o gli enunciati degli “esperti” di turno siano a beneficio della gente. Nulla di più sbagliato, di più fuorviante, di più ingannevole. Non c’è sondaggio che risponda a verità: se 90 persone hanno detto no e 10 si mostreranno solo quelle in sintonia con il canale. In realtà tutto o quasi tutto ciò che viene dai mezzi mediatici ha alle spalle un titolare che paga per vendere il suo prodotto. Ogni ricerca ha alle spalle qualcuno che la finanzia e che vuole avere conferma della bontà del suo prodotto e se i risultati sono al 70% negativi e al 30% positivi essi mostreranno solo i positivi.

Molti programmi televisivi sono capziosamente manovrati, edulcorati, fatti di realtà inesistenti, di falsi miti, governati, voluti, gestiti, studiati a tavolino dai grandi centri di potere economico (chimico-farmaceutico, petrolifero, zootecnico, agroalimentare, politico…), dalle industrie mosse da pure motivazioni speculative. Questi gruppi famelici (dell’America, dell’Europa, della Russia, della Cina…) si servono di ogni mezzo possibile, di ogni mediocre ricercatore, disposto a vendersi e a sostenere le loro posizioni, con lo scopo di dare alla popolazione ingenua non un prodotto utile, benefico, a vantaggio della salute, del benessere, della vera conoscenza, ma semplicemente un prodotto redditizio, che consenta un sempre più grosso guadagno, con ogni mezzo a disposizione. E a pagarne le dure conseguenze sono sempre gli sprovveduti, i più deboli, i poveri, gli animali. La categoria delle massaie è quella maggiormente bombardata da prodotti di ogni genere e di alimenti (vere e proprie bestemmie nutrizionali) fatti da proteine ignobili, grassi saturi, zuccheri semplici, prodotti di sintesi, integratori inorganici: attentati alla salute, alla natura, alla mente e alla coscienza.

L’aspetto più preoccupante è che i media (con la loro infernale macchina pubblicitaria che investe somme stratosferiche e che trabocca di pubblicità diseducativa) hanno la capacità di influenzare e manovrare non solo la sfera politica e la televisione di Stato ma anche la cultura in senso lato, di rendere manovrabile la mente degli individui e soprattutto di generare una coscienza umana sempre più superficiale, materialista, edonista, insensibile. Il perverso meccanismo è semplice: ti finanzio il programma ma ti mando il mio esperto in materia di …Così in apparenza è la scienza che parla, nella sostanza è il farabutto di turno venduto, pagato per indirizzare le scelte verso quel prodotto che fa solo gli interessi del mandante a scapito della verità e del bene della popolazione.

Così gran parte della scienza medica ufficiale, del settore della ricerca e della sperimentazione, è improntata a cercare le soluzioni richieste dai finanziatori per consentire alla gente di continuare a vivere come gli pare, con tutti i vizi e le dissolutezze alimentari dandole poi la soluzione in pillole. E anche se noi vegetariani scoppiamo di salute, i carnibali-pseudoscienza-dipendenti, non attribuiscono mai al loro stile di vita e alla loro innaturale alimentazione le molte malattie cui sono generalmente flagellati, ma al fato, al caso, alla genetica, alla familiarità. E non c’è ragionamento che tenga, non c’è modo di scuotere le convinzioni consolidate dalla massa ipnotizzata, radicate perché suffragate dai medici, poco o niente informati sulla scienza alimentare o prezzolati dalla grandi industrie chimico-farmaceutiche, con la tacita, costante benedizione di santa romana chiesa. Non bastano i dati scritti e ribaditi più volte in ogni lingua e in ogni tempo dai veri e grandi medici, scienziati indipendenti e maestri spirituali. Non bastano i dati scientifici degli Istituti di ricerca più seri ed accreditati del mondo. Non basta il parere netto e lapidario di tanti onesti cancerologi e cardiologi e nemmeno quello dei grandi santi e filosofi. Trovare qualcuno disposto a mettere in discussione il proprio stile di vita, desideroso di capire e di evolversi è la cosa più difficile dell’universo.E’ più facile trovare qualcuno disposto a farsi operare che qualcuno disponibile a rinunciare al suo caffè”.

Se nel passato il senso critico della gente era fagocitato principalmente dal potere politico e religioso oggi si è aggiunto quello delle lobby multinazionali e quello mediatico. Ma la musica non cambia. La gente comune, come in ogni epoca, crede di essere libera di ragionare con la propria testa. Mi chiedo: il popolo ebraico era dotato di senso critico quando gridando “Crocifiggilo” si rendeva responsabile del più ingiusto e crudele omicidio della storia? Quando nelle piazze di tutta Europa si bruciavano gli eretici, le streghe e i vari Giordano Bruno la gente ragionava con la propria testa? E i soldati di ogni epoca ed esercito quando si rendevano (e si rendono) complici dei più infamanti delitti contro i propri fratelli e contro la popolazione inerme, erano (e sono) dotati di ragione e coscienza propria? L’uomo si macchierebbe ugualmente di tanti crimini se non si facesse manovrare la mente e la coscienza dai grandi centri di potere, dei vari demagoghi e falsi condottieri?

Il campo della nutrizione è quello più a rischio in tema di condizionamenti e di autentici brogli. Sia perché gli uomini sono tanti, sia perché mangiano almeno tre volte al giorno, per cui, cibandosi pure male, si ammalano spesso e ricorrono a sostanze innaturali, tipo farmaci e integratori.
Ed è qui che si innesta inesorabilmente l’impero del male, l’impero del soldo a tutti i costi, che coinvolge rozzi allevatori di bestiame, industrie di lavorazione e trasformazione della carne, ristoratori e cuochi non all’altezza del loro compito, industrie conciarie, fabbricanti di cibi e bevande malsane, e via discorrendo.

Ecco dunque dove scatta la molla della disinformazione, la perversa spirale del martellamento ideologico tramite i mass-media televisivi che entrano nelle case armati di tutto punto. Dieci menzogne nella mano destra e cinque  insabbiamenti in quella sinistra, e una irresistibile voglia di imbrogliare la gente portandola a consumare più carne e più proteine, mentre i ricercatori seri rimarcano che il 35% dei tumori è causato dall’alimentazione a base di proteine della carne e del latte mentre solo il 5 percento deriva dai fattori ambientali. La televisione di Stato che pubblicizza tale mortale prodotto, che attraverso i suoi canali convince le mamme che la carne è un alimento ottimale per la crescita dei loro bambini, non commette forse un crimine contro la salute e la vita dei cittadini?

Come neutralizzare gli effetti nefasti commessi quotidianamente, a ritmo micidiale dai media che sono riusciti a convincere la popolazione di fidarsi ciecamente dei loro messaggi? Come neutralizzare le dichiarazioni false e tendenziose dei nutrizionisti spudorati e prezzolati che parlano ancora di proteine nobili, di aminoacidi essenziali, di ferro eme, di vitamina B12, di Omega 3, di calcio dei latticini, che hanno convinto il 90% della popolazione che il pesce bisogna mangiarlo almeno 3 volte a settimana, alternato alla carne, al formaggio o alle uova? Come liberare le masse da questa grande farsa culturale dalle abissali bugie televisive? Si riuscirà mai a far rinsavire la gente, a restituirle la sua dignità, la sua libertà di pensiero, la sua autodeterminazione, la sua salute, la sua vita?

Interrompere questo diabolico meccanismo sembra impossibile se non attraverso una presa di coscienza individuale, una illuminazione dal profondo che consenta all’individuo il suo più sano e costruttivo senso critico. Le grandi rivoluzioni non nascono mai dal vertice e noi non abbiamo alternative se non quella di unire le nostre poche forze e di sentirci responsabili anche del destino collettivo. La nostra è una battaglia disperata e disperante, perché basata non sull’interesse o sul guadagno ma sulla conquista della libertà vera dell’essere, della vera cultura, della saggezza, del buon senso, della logica. La nostra “televisione” deve essere il passa-parola, il nostro computer, i nostri libri, le nostre dispense, la fotocopia di un documento utile, la lettera di protesta, sempre animati dalla speranza che prima o poi la maggioranza si accorga del tranello cui è preda da millenni (e oggi più che mai) e riesca a tornare libera, indipendente, capace di gestire la propria mente, la propria coscienza.

Anche se le forze in campo sono ìmpari; ognuno di noi deve far sua questa battaglia, deve sentirsi non più mattone dell’edificio ma pilastro portante; diventare polo di divulgazione della nuova cultura universalista; deve essere non più collaboratore ma leader dei nostri ideali; non più soldato ma generale e creare intorno a se un esercito disposto ad operare al servizio della verità e della vita. Io ne sono certo, vinceremo la nostra battaglia, è solo questione di tempo, sia perché alle nostre spalle e nel nostro cuore stanno le anime ed il pensiero dei grandi maestri di ogni tempo e paese, e sia perché l’evoluzione di tutti gli esseri è una realtà inarrestabile che i più infernali meccanismi del potere possono solo ritardare, ma mai annullare del tutto. Sta a noi accelerarne i tempi della sua attuazione.

Franco Libero Manco