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lunedì 29 febbraio 2016

Il menù di Pasqua...che non fa male a nessuno

Anche quest'anno la bravissima Alessandra Caprari ha curato uno squisito menù di Pasqua interamente vegetale per il nostro blog. 
L'invito, rivolto a ogni persona che senta dentro di sé compassione o anche solo senso di giustizia verso gli animali, è di NON festeggiare la Pasqua con un pezzo di agnello - o di qualsiasi altro animale - nel piatto.

ANTIPASTO - spiedini croccanti agli omega 3

















Ingredienti (per 4 persone)
450 grammi di tofu la naturale
3/4 si bicchiere di shoyu
erbe aromatiche (origano ed erba cipollina)
semi oleaginosi a piacere (es: girazole, zucca)
sale e pepe q.b.
olio e.v.o.
spiedini di legno

Procedimento
ricavare dai panetti di tofu dei cubetti, farli marinare nella salsa di soya con sale, pepe, olio ed erbe per circa 3 ore
passarli sulla piastra e farli rosolare su tutti i lati
ripassarli nella marinatura e nei semi oleaginosi
inserirli nello spiedino, alternandoli

PRIMO - crespelle alle erbe selvatiche con granella di pistacchi
















Ingredienti (per 6/7 crespelle)
per il ripieno:
450 grammi di bruscandoli (germogli del luppolo selvatico)
mezza cipolla media 
600 ml di besciamella vegetale
sale e pepe q.b.
olio e.v.o.
granella di pistacchi

per le crespelle:
200 ml di latte di soia

130 ml di acqua
200 grammi di farina integrale o "0" a piacimento

Procedimento
preparazione delle crespelle:
unire alla farina il latte vegetale e l'acqua
aggiustare di sale
sbattere con la frusta per evitare che si formino grumi
a parte, ungere una padella da crêpe e preparare le crespelle versando il composto

preparazione del ripieno:
far soffriggere la cipolla tagliata finemente nell'olio
pulire e tagliare gli asparagi selvatici e farli cuocere per circa 15 minuti con il coperchio

salare e pepare
nel frattempo preparare la besciamella e farcire le crespelle con il ripieno preparato in precedenza

adagiare in una teglia antiaderente uno strato di besciamella, le crespelle ripiene e coprire il tutto con uno strato di besciamella
cuocere in forno, coprendo la teglia con stagnola, per 20 minuti circa a 180 gradi

togliere la stagnola e passare al grill per 10 minuti circa
servire tiepide guarnendo con la granella di pistacchi

SECONDO - polpettone con salsa di funghi
















Ingredienti (per 4 persone)
500 grammi di patate rosse
180 grammi di tofu
200 grammi di affettato di muscolo di grano
sale e pepe q.b.
olio e.v.o.
prezzemolo
pangrattato aromatizzato (pangrattato miscelato con un trito di erbe a piacere - es. rosmarino e salvia)
400 grammi di funghi champignon
1/2 spicchio di aglio
200 ml bicchiere di vino bianco
brodo vegetale 200 ml
200 ml di panna di soia

Procedimento
lessare le patate e schiacciarle insieme al tofu, tritare il muscolo di grano finemente e unire il tutto aggiungendo un po' d'olio, sape, pepe e prezzemolo
impastare e dare forma al composto, passarlo nel pane grattugiato aromatizzato precedentemente salato
mettere in forno con olio e 100 ml di vino bianco e sfumare per 7-8 minuti
coprire con la stagnola e lasciar cuocere per 10 minuti a 180 gradi
togliere la stagnola e utilizzare la modalità "grill" per 12 minuti, girando il polpettone e facendolo dorare su tutti i lati

in una padella a parte preparare un trito di prezzemolo e aglio, unire i funghi, farli rosolare, salare e pepare, coprirli con il brodo vegetale e farli cuocere per 20 minuti
una volta cotti i funghi sfumarli con il vino bianco  e unire la panna di soia, cuocendo per altri 5 minuti
passare il composto nel mixer ottenendo una salsa cremosa
attendere che il polpettone diventi tiepido, tagliarlo a fette e servirlo con la salsa ai funghi


CONTORNO - carpaccio di sedano rapa al cartoccio
















Ingredienti (per 4 persone)
1 sedano rapa di medie dimensioni
erbe aromatiche (timo, maggiorana, rosmarino, alloro, salvia ed erba cipollina)
sale e pepe q.b.

olio e.v.o.
burro vegetale

Procedimento
lavare il sedano rapa, preparare 2 fogli di carta stagnola e posizionarli a croce
appoggiarvi il sedano rapa al centro e strofinarlo con l'olio e le erbe aromatiche, unendovi sale, pepe e il burro a pezzetti
chiudere il cartoccio e infornare a 180 gradi per un'ora e mezza circa (dipende dalle dimensioni del sedano rapa)
servire tagliando il sedano rapa a fettine molto sottili, ricoprendolo con il sugo di cottura

DOLCE - torta ripiena alla crema di datteri
















Ingredienti 
100 grammi di burro vegetale
75 grammi di olio di semi di girasole
150 grammi circa di latte di soia
2 cucchiaini di vaniglia in polvere
270 grammi di farina "0"
una bustina di cremor tartaro
1 cucchiaino di bicarbonato
120 grammi di zucchero di canna
80 grammi di amido di mais

per la farcia: 
120 grammi di tofu naturale
10 datteri medjool
80 ml di sciroppo d'acero
acqua q.b.
200 ml di panna vegetale da montare
cioccolato fondente in scaglie
riccioli di cocco

Procedimento
in una terrina mescolare con la frusta elettrica l'olio, il burro ammollato e lo zucchero
unire la farina, l'amido, il lievito, il bicarbonato, il latte di soia e la vaniglia
mescolare con un robot da cucina o una frusta, fino ad ottenere un composto omogeneo e spumoso
ungere e infarinare una tortiera di medie dimensioni (24 cm), trasferirvi il composto e infornare per 40-45 minuti a 180 gradi
far raffreddare la torta e tagliarla a metà
preparare la farcitura, tagliando a pezzetti il tofu e i datteri, unire lo sciroppo d'acero e l'acqua
passare al mixer ottenendo così un composto cremoso e metterlo a raffreddare in frigo
prendere un disco di torta e farcirlo con la crema, appoggiarvi l'altro disco di torta
montare la panna, distribuirla su tutta la superficie della torta e guarnire con scaglie di cioccolato, ciuffetti di panna e riccioli di cocco

sabato 28 marzo 2015

“L'agnello pasquale” meditazione sul senso e il significato - di Rodrigo Codermatz

 la campagna "Immolato per il sacro business"- Pordenone

Impotente e senza possibilità di appello, l'animalismo si trova puntualmente e disumanamente obbligato a sopportare quest'ennesima scadenza del macabro calendario culturale (dove per cultura intendiamo l'assetto ideologico che il potere politico-economico con i suoi apparati è riuscito a dare alle nostre vite, al nostro pensiero, ai nostri desideri, ai nostri valori, ai nostri sentimenti, ai nostri sogni, ai nostri stessi istinti naturali quali il cibarsi e fare l'amore): la Pasqua.
Davanti all'inesorabile e “naturale”(1) massacro di un numero spaventoso di agnelli in nome del mito/rito come tradizione, noi animalisti restiamo nuovamente sconvolti per l'insensibilità, la crudeltà, il sadismo, l'egoismo, la povertà mentale e intellettuale, la cecità, il menefreghismo, il puro raptus sanguinario di coloro che io personalmente non voglio più chiamare miei simili o persone; e ci chiediamo che senso e che significato abbia “l'agnello pasquale”, da dove deriva la forza di quest'espressione linguistica che, nella nostra società mediamente disinformata e confusa, è un semplice flatus vocis ma con la forza di un tornado o della bomba atomica che lascia dietro sé sofferenza e morte.
Ma che cosa si intende per senso o significato?

Il significato, scriveva Wilhelm Dilthey, non è un concetto logico ma è espressione della vita. Fu egli stesso a definire Erlebnis (vissuto) la più piccola unità di coscienza che anticipa e precede ogni sapere, ogni conoscenza, ogni giudizio: è il fenomeno originario, ciò che per l'individuo è immediatamente ed evidentemente presente, e tramite questo si inserisce nel mondo. Ogni Erlebnis, in quanto vissuto individuale, è quindi irripetibile e incommensurabile e il continuum nel tempo di questi vissuti uniti tra loro dall'Erlebnis temporale quale loro modalità generale dà luogo a una concatenazione significativa, una connessione strutturale teleologicamente moventesi che Dilthey definisce storia interiore: a questa si riportano gli eventi attraverso cui trascorre la vita psichica e alla quale si adeguano articolandosi l'un l'altro gli Erlebnisse dando testimonianza del significato.
La vita stessa, quindi, in quanto continua rielaborazione ed enucleazione di unità di significato, si interpreta, ha in sé una struttura ermeneutica per cui interpretare, scrive Dilthey, è vivere e viceversa e non può darsi alcun vissuto esistenziale che non sia al contempo Erlebnis di significato
Dal carattere assolutamente personale e individuale e quindi insostituibile di ogni singolo Erlebnis ne consegue la rivalutazione della storia come storicità, come storia personale, biografia, coscienza storica della finitudine di ogni situazione umana e sociale.
Persino la percezione è motivata, cioè condizionata, dalla storia della vita, scriveva lo psichiatra e neurologo tedesco Erwin Straus, in quanto è una vera e propria assunzione di senso, anzi, ne è il suo atto primario: infatti, che qualcosa venga percepito o no non dipende affatto dall'intensità della stimolazione sensoriale bensì dall'intrinseco contenuto di significato che il percepito ha per la persona che percepisce.
Ogni evento, ogni accadimento (Geschehnis) si trova sempre in un determinato contesto di senso in una determinata totalità di significato o di riferimento. 
“Meri” accadimenti provvisti di senso ed essenti in sé non esistono: ogni accadere è per forza già esplicitato e interpretato.
Tuttavia Straus riconosce la possibilità di alcuni accadimenti il cui contenuto tematico è tale da determinare coercitivamente un ben determinato Erleben; è il caso delle relazioni di senso ascendente in cui l'individuo può essere costretto dall'accadimento ad una determinata assunzione di senso: sono a teatro, vedo una fiamma e del fumo (accadimento), ne desumo un senso (pericolo di morte) e fuggo (re-actio).
Nella relazione di senso collaterale, invece, l'Erleben produttivo si impadronisce dell'accadimento e non si lascia costringere ad un determinato senso, è totalmente libero come quando Newton, vedendo la mela cadere, formulò la sua legge. 
Per Ludwig Binswanger, al contrario, nessun accadimento può obbligarci ad un senso: riferendosi alla distinzione di Straus tra relazione di senso ascendente e quella di senso collaterale, entrambe, scrive Binswanger, non sono che due diverse modalità dell'individualità, due diverse totalità di riferimento. A parte il fatto che nella re-actio è pur sempre contenuta una actio, l'incendio a teatro e la mela di Newton sono semplicemente due diversi piani di significato; è il modo di affrontare il problema a pregiudicare la soluzione: se consideriamo la situazione da parte dell'accadimento, avremo la relazione di senso ascendente; se, al contrario, partiamo dall' Erleben, la relazione di senso collaterale.
La distinzione tra accadimento e Erlebnis è artificiosa, poiché, in realtà non sono che poli di un'unica costituzione ontologica; quindi non si può trarre o attribuire senso ad  un accadimento: il senso non è qualcosa che sta tra i due poli ma si riporta sempre ad una modalità di comprensione da parte dell'individualità.
Nessun livello di significato può imporre nulla: la fiamma a teatro, come accadimento non è qualità di una semplice cosa ma solo un particolare elemento significativo con alcunché di assoluto; a imporre il senso “pericolo di morte” è, invece, la situazione e non l'accadimento: per esempio, una fiamma che brucia sul palco come parte della messa in scena è ben diversa da una fiamma in platea. La fiamma in sé, quindi, non ha alcun significato vitale: Newton è costretto a risolvere il suo problema teoretico quanto l'uomo a mettersi in salvo dalle fiamma; siamo sullo stesso piano significativo.
Nel senso “pericolo di morte” si determina non soltanto l'essere dell'accadimento (fiamma) in quanto pericolosa bensì anche l'essere dell'individualità in quanto individualità in pericolo. C'è un rimando alla situazione non come oggetto/disposizione esterna ma come nostro proprio, unico e inalienabile essere in una certa disposizione (Lage) in quanto individualità.(2) 
Non esistono accadimenti che possano costringere l'individuo all'assunzione di un dato significato: è sempre l'individualità in una data situazione e non l'accadimento a decidere del senso e della configurazione dell'Erlebnis; il senso e il significato esistono solo per l'individualità, per l'io, nel suo mondo e nella sua situazione: il resto è pura teoria astrattiva.
Esistendo l'uomo assume automaticamente l'accadimento in un determinato senso: il fenomeno avviene sempre nello sfondo di un io, di una persona della quale si fa espressione e manifestazione; secondo Binswanger, Straus trascura anche la natura esistenziale e irrazionale della situazione affettiva dell'esistenza stessa che tanto decide della significatività umana: interpretazione comprensiva e situazione affettiva o tonalità sono ontologicamente inscindibili poiché gli Erlebnisse, in quanto vissuti, sono delle sensazioni o gruppi di rappresentazione con una chiara carica affettiva.

Se, come abbiamo visto, il significato è sempre Erlebnis di significato, la domanda sul senso è sempre uno sguardo su se stessi: ad essere chiamata in causa è la nostra stessa esistenza, la nostra storia personale; noi dobbiamo interrogare noi stessi sulla possibilità, la modalità, sul posto che l'Erlebnisagnello pasquale” occupa nel nostro vissuto. Una domanda sul senso non apre un dialogo ma un monologo, un bisbiglio di più voci in noi, di più risposte che abbiamo già lasciato alle spalle ma di cui continuiamo a sentire il brusio.
Ognuno di noi ha un suo preciso e personale vissuto legato all'espressioneagnello pasquale”: sappiamo chiaramente di cosa stiamo parlando e ne abbiamo una personalissima sfumatura emotiva; l'espressione offre una forte presa alla nostra storia personale, alla nostra vita interiore in quanto connessione storica, unica e irripetibile degli Erlebnisse; offre un forte appiglio al bisbiglio che ci portiamo dietro che per significare non ha che il nostro passato, una ressa di immagini, parole, paure, convinzioni, fantasie, illusioni e nozioni più o meno chiare poiché la vita non è un insieme di generiche possibilità ma di determinate possibilità che trovano la loro base in ciò che essa già fu. La presa su di noi è sempre presa sul nostro passato, scriveva Danilo Cargnello.   
Ma soprattutto l'espressione si aggrappa al nostro essere-con-gli-altri costitutivo dell'Erlebnis: essere-nel-mondo è l'essere situati in una società, in una cultura, in una situazione interpersonale a cui noi abbiamo il permesso di partecipare a patto di rivestire il ruolo di membri, di soci, di inerire ai valori comuni e a un modo di pensare e di vivere che sia per tutti omologato, tranquillo e sicuro.
Se riusciamo ancora a dare un senso e un significato all'espressione agnello pasquale” noi ineriamo al gruppo culturale come tradizione orizzontale dove l'espressione funge da attrattore, garantendo così la nostra partecipazione ad una società che nel 2015 crede ancora di avere il diritto di sterminare milioni di agnellini solo perché, e forse nemmeno lei ne sa il motivo, per pasqua bisogna per forza mangiare l'agnello: si mangia “l'agnello pasquale” non solo (e non tanto) perché si è sempre fatto così ma soprattutto perché tutti gli altri fanno così, perché il gruppo dice che si fa così, che è così, che funziona così.
Alla tradizione verticale sancita dalla religione, dalla storia, dal costume, dal folklore, dalle stesse abitudini domestiche del gruppo familiare e dai ricordi personali, si aggiunge la tradizione orizzontale quale inerenza del gruppo.
Se la tradizione verticale è tramandare, la tradizione orizzontale è rimandare, delegare all'altro.

Sopra abbiamo parlato di una presa, di un appiglio, di un aggrapparsi dell'espressione al nostro Erlebnis: Danilo Cargnello nel suo libro su Binswanger Alterità e alienità scrive che l'afferrabilità (griffigkeit) o maneggiabilità (handlichkeit) è il correlato mondano della 'mano' ed è la mano che, nei rapporti mondani è quella che conta e decide: giacché l'afferrare e l'essere afferrati sono i due poli estremi tra cui si svolge la politica quotidiana di tutti e di ognuno. E il carattere di una persona non è proprio la sua afferrabilità, ossia “per che cosa” o “da che parte” può essere presa? Nell'afferrare, l'uomo si pone nel ruolo di predatore e definisce il mondo come preda.
Cargnello elenca varie modalità di presa sulle cose (afferrare fisico, mordere, apprendere con la mente, denominare e designare linguistico) e sugli altri (impressionare, suggestionare/prendere per il lato debole, prendere dal lato della responsabilità/prendere in parola, prendere qualcuno dal lato della sua storia mondana/prenderlo per la sua fama).
In particolare, osserva Cargnello, per designare il modo della suggestione, il linguaggio si avvale di espressioni tratte dal gergo proprio al mondo della caccia e della pesca nonché del mondo militare: si dice infatti caduto in trappola, caduto in mano come un uccellino, sgusciato tra le dita come un'anguilla, aggirato, la fortezza è caduta; qui, tra l'altro la mano è sempre allungata con ingegnosi attrezzi (amo, rete, esca, fucile, trappola); questa longa manus funge da simulacro con il quale la mano occulta la sua aggressività.
La mano fisica, scrive Cargnello, trova la sua più importante equivalenza psicologica nel linguaggio, mezzo supremo per “aggredire” cose e persone, per ridurre queste e quelle a strumenti; la denominazione è un finissimo e differenziatissimo modo di presa - così frequente nei rapporti quotidiani della nostra società civile da superare di gran lunga per frequenza i modi di aggressività propriamente fisica del primitivo.(3)  
L'espressione, come linguaggio, ruba il sangue al vissuto per fissare la tradizione orizzontale come inerenza del gruppo: i nostri Erlebnisse sono la sua forza, la sua energia: ecco la nostra transubstantiatio. Essa vive ormai di vita propria come atomo semantico, come flatus vocis, al di là e a prescindere da ogni giustificazione religiosa e scientifica il che ci esenta anche dal dialogare con la chiesa, il papa, gli ebrei, i nomadi, con Cristo e il mistero eucaristico: è inutile delegare ad altri il compito di eliminare la tradizione dell' “agnello pasquale” con un semplice colpo di spugna, magari durante l'Angelus della domenica. E' il singolo che quotidianamente porta l'ara sacrificale nelle propria  casa e rinnova l'olocausto. E' tramite l'espressione “agnello pasquale”, questo carcinoma, che la sofferenza e la morte animale accadono/accedono al mondo: l'espressione lo prende e lo raggira, lo strega; essa, come tante altre, è il punto d'arrivo della cecità, della contraddittorietà, della irrazionalità e ipocrisia, della superficialità e folle, miope egoismo umani.
Mettere davanti agli occhi delle persone, in questi primi giorni di tepore primaverile, di risveglio della natura nelle sue infinite e meravigliose forme, una gigantografia di un agnellino pronto ad essere colpito dalla mannaia del boia e dire -questa è la resurrezione in cui voi credete e che festeggerete- vuol dire shockarle perché non è così che è stato insegnato loro a vedere l'agnello che per pasqua avranno nel piatto; nessuno l'ha mai presentato loro sotto questo aspetto, men che meno la chiesa per la quale, sin dall'inizio, l'agnello è stato un espediente politico, un'arma diplomatica, una strategia, un business.  
E quel povero agnellino nella mano del boia avrà sì la sua resurrezione: nelle cosiddette “fattorie didattiche” (un'altra di queste espressioni-limite), dove ai bambini viene mostrato l'agnellino (lo possono toccare, nutrire, fotografare, accarezzare) ma nessuno dice loro che fine farà; c'è gente che crede ancora che gli animali delle fattorie didattiche muoiano di vecchiaia: peccato che queste fattorie spesso sono degli agriturismi!
E c'è anche chi, davanti alla gigantografia ha detto: -fanno le cose più grandi di quello che sono!-
La gigantografia mette le persone di fronte alla loro meschinità, alla loro ipocrisia, alla loro crudeltà, alla loro insensibilità e malvagità, al loro infantilismo, alla loro irresponsabilità, alla loro bigotteria che si infervora perché si osa toccare la chiesa e i suoi super-eroi! Quanta villania, cattiva fede e inganno in questi preti! Eppure non fa altro che mostrare una scena reale e di tutti i giorni. 
Espressione-limite” abbiamo detto: certo, perché qui in particolare si manifesta la precarietà di quella che Weizsaecker definisce coerenza, ossia l'unità provvisoria che un soggetto forma col suo ambiente in un certo ordine di relazioni ben definite ed emerge l'urgenza della de-cisione, del viraggio verso un altro ordine, di operare, per usare le parole di Lacan, un'oggettivazione superiore.(4)
Questa è l'immagine che dovrebbe accompagnare l'espressioneagnello pasquale” una volta allentata o dissolta la presa che questa ha sui nostri vissuti; l'Erlebnis come nostro vissuto ha questa possibilità: egli può muoversi nel tempo lungo il nostro passato e verso il futuro; può valutare, ripensare, cambiare, riprendere vecchie nozioni e impressioni, archiviarne altre, pentirsi, rivedersi, giungere ad un momento critico e, con una decisione, ad un punto catastrofico e a una riorganizzazione del tutto nuova.         
Questo sono le immagini che la gente deve vedere e trasformare in significato: immagini che semplicemente presentino la realtà.
E' inutile mostrare un agnellino allegro che gironzola nell'erbetta e tra i fiori: questo non è l' ”agnello pasquale”; così non facciamo altro che mostrare ciò che la gente vuole vedere: mostriamogli, invece, l'agnello che si appresta a morire per soddisfare il suo appetito la domenica di pasqua! 
Mostrando lo shockante, svelando il nascosto, importunando con la verità, noi dobbiamo trascendere il dominio cognitivo del sistema in modo che questo non riesca più a compensare i vuoti lasciati dal crollo delle sue distorsioni davanti alla realtà riassettando semplicemente alcune sue strutture; bisogna mirare a disintegrare in toto la sua chiusura organizzazionale: solo allora si potrà sperare in un momento di crisi, nella catastrofe di una sventata ma rivoluzionaria adolescenza, poiché, quando la posta in gioco diventa cruciale, prima o poi il compromesso cessa di diventare lecito.(5)

Se il linguaggio umano chiama “festa della natura” la “sagra dei osei di Sacile”, “didattica” una fattoria, “formativo socialmente”,“uno spettacolo per tutta la famiglia” o “il più grande spettacolo del mondo” il circo, “scuola di natura” uno zoo, se la stessa Treccani definisce “educativo e scientifico” lo zoo e lo zoosafari, allora veramente è giunto il momento di rimetterlo in questione, di svelare la sua natura predatoria. 
Il linguaggio animalista allora non può che allontanarsi dall'uomo, divenire dis-umano: l'impoverimento del linguaggio umano al nostro stadio di sviluppo culturale sarà la forza e la ricchezza del linguaggio animalista.
Esso deve colpire il nostro vissuto, rimuovere ciò che nel nostro passato ha giustificato e accettato la violenza sugli animali, deve porsi come colloquio con la persona, non con l'istituzione, perché l'istituzione non ha coscienza ma è monologo, tautologia, delirio, un muro di gomma contro il quale la verità rimbalza; l'ho già detto altrove: parlare con la chiesa è inutile, essa è sorda e falsa nel suo autocelebrarsi. L'umanità compierà un grande progresso quando metterà la camicia di forza ai preti e a certa classe politica. 
Parlare al passato della persona vuol dire rintracciare quelle espressioni come “agnello pasquale” che si sono sproporzionatamente caricate di significato tanto che non hanno più alcun rapporto con la realtà (per questo le ho chiamate flatus vocis perché sono pure emissioni di fiato): queste si ergono come monoliti e fungono da punti attrattivi per il gruppo che diviene unanime nel condividere l'orizzontalità dell'espressione.
Queste espressioni non hanno alcun denotato ma esauriscono la loro funzione semantica nel mero essere un rimando (ho già definito la tradizione orizzontale come rimandare, delegare) che noi chiamiamo simbolo. Ed è nel nome del simbolo, che le persone a noi più vicine si stanno accingendo a divorare una creatura che loro stessi non hanno mai incontrato se non nel piatto e che mai avrebbero il coraggio di guardare negli occhi. 

Rodrigo Codermatz

(1) L'accadimento come dato di fatto rientra nel concetto positivista-scientista del “naturale” ma di rimando questo “naturale” si carica di portata ideologica e diviene, psicologicamente, il nerbo tautologico della sovranità.
(2) L. BINSWANGER, Per un'antropologia fenomenologica, Feltrinelli, Milano 1970
(3) D. CARGNELLO, Alterità e alienità, Feltrinelli, Milano 1966
(4) J. LACAN I complessi familiari
(5) D. W. WINNICOTT, Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, Roma 2007

lunedì 23 marzo 2015

"Immolato per il sacro business", manifesto gigante a Pordenone


Da oggi a Pordenone è visibile il manifesto gigante della campagna “Immolato per il sacro business”, ideata e promossa dall'associazione Animalisti FVG. 
Un'affissione di grandi dimensioni situata in pieno centro città (sottopasso di Viale Treviso) con lo scopo di informare e far riflettere l'opinione pubblica sul massacro degli agnelli, un vero e proprio "business"
che ha luogo ogni anno in occasione della Pasqua. L'invito è quello di non essere complici di queste atroci sofferenze e morte, a Pasqua come tutto l'anno.




Ogni anno a Pasqua vengono uccise centinaia di migliaia di agnelli, capre e pecore.
Animali che arrivano quasi tutti da paesi lontani, con lunghi "viaggi della morte", stipati in camion in condizioni insostenibili (molti arrivano al macello più morti che vivi) e spesso non sottoposti a controlli.
Nonostante questi dolcissimi "cuccioli" ispirino da sempre tenerezza a tutti, a un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su TIR strapieni, per arrivare a un macello in cui, terrorizzati, vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa e lasciati dissanguare.
Prima di essere appesi sentono l'odore del sangue e le urla di terrore dei loro compagni.

L'invito a ogni persona che senta dentro di sé compassione o anche solo senso di giustizia verso gli animali, è di fare davvero la differenza, e NON festeggiare la Pasqua con un pezzo di agnello - o di qualsiasi altro animale - nel piatto.

Invitiamo, a Pasqua come tutto l'anno, a non mangiare nessun animale; gli animali sono tutti uguali, e TUTTI provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per questo loro triste destino.

sabato 12 aprile 2014

Il menù di Pasqua...che non fa male a nessuno



Per una Pasqua veramente "buona" e nel rispetto di ogni essere vivente un menù senza crudeltà elaborato da Alessandra, per i lettori golosi del nostro blog.
Go vegan!


ANTIPASTO - INVOLTINI DI PASTA FILLO RIPIENI DI PEPERONI ED ERBA CIPOLLINA

Ingredienti
16 fogli di pasta fillo
400 grammi di peperoni rossi e gialli
1 mazzetto di erba cipollina
40 grammi di mandorle pelate
semi di papavero
50 grammi di panna di soia
salvia q.b.
sale e olio e.v.o.

Procedimento
tostare le mandorle in forno per 5 minuti a 200 gradi e poi tritarle grossolanamente
tagliare a cubetti i peperoni e salarli, unire l'erba cipollina tritata, la salvia
e farli cuocere senza coperchio per 15 minuti
nel bicchiere del mixer a immersione mettere i peperoni, la panna di soia e frullare il tutto
unire le mandorle tritate e preparare il composto
stendere i fogli di pasta fillo sul piano di lavoro e mettere al centro di ognuno un cucchiaio di crema ai peperoni
arrotolare la pasta in modo da ottenere degli involtini
(la dimensione degli involtini dovrà essere di 7 cm circa di lunghezza)
infornarli per 10 minuti a 200 gradi e guarnirli con i semi di papavero.

PRIMO - STROZZAPRETI AL TOFU AFFUMICATO E PESTO DI GRISOL (SILENE RIGONFIA)
Ingredienti
350 grammi di strozzapreti
350 grammi di grisol
150 grammi di tofu affumicato
20 grammi di pinoli
100 ml di panna di soia
300 grammi di besciamella di soia
olio e.v.o., sale, pepe q.b.


Procedimento

lessare e salare il grisol in una pentola con poca acqua, frullarlo assieme alla panna di soia (la consistenza dovrà essere cremosa)
tagliare a dadini molto piccoli il tofu affumicato e metterlo a rosolare in una padella con dell'olio finché non diventa dorato
scolarlo dall'olio e unirlo alla besciamella di soia
cuocere gli strozzapreti al dente tenendo da parte un po' d'acqua di cottura
condirli con la salsa al tofu e la besciamella spadellandoli con l'acqua di cottura
aggiungere i pinoli e impiattarli, aggiungendo al centro di ogni porzione il pesto di grisol
servire caldi


SECONDO - BRASATO DI SEITAN AGLI ASPARAGI

Ingredienti
300 grammi di seitan
200 ml di brodo vegetale
1 cipolla media
350 grammi di asparagi
100 ml di panna di soia
olio e.v.o.
sale e pepe q.b.

Procedimento
preparare un soffritto con la cipolla, nel frattempo pulire gli asparagi e tagliarli a rondelle sottili, unirli alla cipolla e cuocerli per circa 20 minuti salando e aggiungendo il brodo vegetale
affettare il seitan e aggiungerlo agli asparagi e cuocere altri 15 minuti
aggiustare di sale e pepe, aggiungere la panna di soia e cuocere altri cinque minuti
servire con verdure a piacimento

DOLCE - CROSTATA LIMONE E SEMI DI PAPAVERO 
(ricetta tratta da La Cucina Etica Dolce - Edizioni Sonda)
Ingredientiper la base :
225 grammi di farina "0"
150 grammi di margarina
3 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaino di semi di papavero

per il ripieno:
125 grammi di panna di soia
100 grammi di latte di soia
3/4 cucchiai di zucchero di canna
la scorza grattugiata di un limone
il succo di 2 limoni
1 cucchiaino di Agar Agar

per la copertura:
200 grammi da montare di panna vegetale

1 cucchiaino di semi di papavero
1 cucchiaino di zucchero
cannella in polvere (facoltativa)

Procedimento
per la base tagliare la margarina a tocchetti e lasciarla ammorbidire a temperatura ambiente
sul piano di lavoro versare la farina, lo zucchero e i semi di papavero
incorporare la margarina e impastare
stendere l'impasto in una tortiera di 24 cm di diametro
coprirlo con la carta forno e dei fagioli secchi
cuocere in forno per circa 20 minuti a 170 gradi
togliere la carta forno con i fagioli e lasciar raffreddare

in un pentolino mescolare tutti gli ingredienti per il ripieno
mettere su fiamma bassa e far bollire per 3 minuti mescolando con la frusta
versare la crema nel guscio della frolla
lasciar raffreddare e mettere in frigo per almeno 3 ore
montare la panna con lo zucchero, unire i semi di papavero e coprire la torta
alla fine cospargere di cannella (facoltativo)

Animalisti FVG vi augura BUONA PASQUA

giovedì 27 marzo 2014

Il circo, la Pasqua e Don Andrea


Don Andrea Rossi, parroco del santuario della Madonna delle Grazie di Pordenone, difende con slancio il circo con animali di Viviana Orfei- attendato in questi giorni in città- invitando gli animalisti "ad occuparsi di altre realtà di sfruttamento animale".
Replichiamo chiedendo a Don Andrea di indicarci quali sarebbero le realtà di sfruttamento che a suo dire trascuriamo, e delle quali dovremmo occuparci.

Tra pochi giorni, in occasione della Santa Pasqua, avrà luogo-come ogni anno- la mattanza degli agnelli: una vera e propria strage di esseri indifesi, cuccioli che verranno sacrificati sull’altare di una tradizione cristiana che certamente Don Andrea conosce molto bene.

Siamo di fronte a una situazione di sfruttamento animale barbara e atroce, un vergognoso scempio perpetrato nel più assoluto silenzio dell'opinione pubblica, delle istituzioni e della stessa Chiesa, per il puro gusto di anteporre le esigenze del palato alla vita degli animali.

La Pasqua è la principale festività del cristianesimo. Essa celebra la risurrezione di Gesù, ma nel contempo celebra indirettamente anche il sacrificio di animali innocenti che- a differenza di Gesù- mai avranno la speranza di una resurrezione.

Come è possibile celebrare una festa sulla pelle e sulle vite di milioni di esseri senzienti? Ce lo chiediamo e giriamo la domanda a Lei, Don Andrea, che con tanto slancio ci invita a occuparci d'altro.
E' questa realtà abbastanza degna di attenzione per Lei? Risponde ai suoi parametri di sfruttamento animale?
O dobbiamo credere che, come per il circo, anche questo inaccettabile spettacolo di morte e sopraffazione possa in qualche modo intristire i suoi fedeli?

Invitiamo Don Andrea a riflettere sulla questione, segnalandogli la campagna "BUONA PASQUA A CHI NON SI MACCHIERÀ LE MANI DEL SUO SANGUE", promossa dalla nostra associazione nei prossimi giorni a Pordenone:
decine di manifesti presenti nelle principali vie della città dal 4 aprile fino a Pasqua, con lo scopo di focalizzare l'attenzione sul massacro degli agnelli e invitare a non essere complici di queste atroci sofferenze e morte, non mangiando nessun animale.

lunedì 10 marzo 2014

Campagna affissioni "Buona Pasqua" a Pordenone



Dal 4 aprile Animalisti FVG promuove a Pordenone la campagna affissioni di AgireOra dal titolo "BUONA PASQUA A CHI NON SI MACCHIERÀ LE MANI DEL SUO SANGUE".

Una campagna a manifesti con un'immagine che attira l'attenzione e uno slogan chiaro.

Lo scopo di questa campagna è focalizzare l'attenzione sul massacro degli agnelli che ha luogo ogni anno in occasione della Pasqua, e invitare a non essere complici di queste atroci sofferenze e morte, non mangiando NESSUN ANIMALE.

Ecco le vie della città in cui potrete vedere i manifesti della campagna, che saranno affissi nei formati 100x140 e 70x100 a partire da venerdì 4 aprile fino a Pasqua:

Viale Mazzini
Viale Dante
Via Fontane 
Via Rivierasca
Via Carnaro
Via San Valentino
Viale Marconi
Via Montereale
Via Oberdan


per saperne di più su questa e altre campagne a manifesti di AgireOra: http://www.agireora.org/progetti/campagne_manifesti.html