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domenica 3 giugno 2018

Circo David Orfei a Fiume Veneto (PN)


COMUNICATO STAMPA - Circo David Orfei a Fiume Veneto (PN)

Pochi giorni fa la legge è diventata attuativa: dal 28 maggio la Scozia è il primo paese del Regno Unito ad aver abolito l’utilizzo degli animali selvatici nei circhi.
E mentre in Europa 18 paesi hanno già vietato o ristretto l’utilizzo di animali nei circhi, in Italia se ne è semplicemente discusso solo a fine dell’anno scorso. 
Nel novembre 2017 il parlamento italiano ha approvato il nuovo Codice dello Spettacolo che tra le altre cose impone un “graduale superamento” dell’utilizzo degli animali per attività circensi e spettacoli viaggianti. 
Purtroppo non ci è dato sapere quanto ancora dovremo aspettare per far sì che le cose cambino concretamente.

Nel frattempo la provincia di Pordenone vede, nei prossimi giorni, l'attendamento di un altro circo con animali.
Da sempre crediamo nell'importanza del portare all'attenzione di opinione pubblica e istituzioni questo tema così complesso e delicato, avvertendo oggi più che mai l'urgenza di una condanna etica di questi spettacoli, 
che deve essere ferma ed inequivocabile, un imperativo morale in una società che si definisce civile.

Ogni qual volta mettiamo in discussione un evento che prevede l’utilizzo di animali, la replica a cui maggiormente ricorrono gli organizzatori è quella del "benessere" degli animali impiegati, 
unita al diniego di qualsivoglia forma maltrattamento e alla rassicurazione su quanto gli animali siano amati e bene accuditi ("sono nati in cattività, non soffrono").
Occorrerebbe fare una volta per tutte chiarezza su cosa sia il benessere di un animale e su cosa si intenda per maltrattamento: una prigione dorata non sarà mai accettabile né compatibile con il concetto di "rispetto", né tanto meno con quello di benessere. 
La condizione di detenzione mai potrà sostituire un ambiente naturale che è stato arbitrariamente ed aprioristicamente negato.
Non ci sono- in assoluto- le condizioni per poter parlare di benessere, se non attraverso una visione che vuole l’animale e i suoi bisogni in funzione dei desideri dell’uomo.
Il circo di David Orfei rappresenta, in Italia, l'ennesimo esempio di utilizzo di animali a scopo ludico.
Negli ultimi anni l’uso degli animali negli spettacoli circensi è posto sotto accusa dalla crescente sensibilità di cittadini che li considerano una manifestazione di coercizione proprio per la presenza degli animali, 
costretti per la loro intera esistenza in gabbie da cui possono uscire solamente per compiere esercizi a loro incomprensibili, per soddisfare la curiosità del pubblico pagante.

Le associazioni Animalisti FVG, LAV e META Pordenone hanno organizzato due presidii allo scopo di sensibilizzare e informare i cittadini sullo sfruttamento degli animali nei circhi.

I presidii avranno luogo domenica 3 giugno dalle 15:15 alle 16:30 e domenica 10 giugno dalle 17:30 alle 19 a Fiume Veneto , nei pressi della zona commerciale (rotonda Moro). 

Non si vuole contestare lo spettacolo circense in sé, bensì l’uso di animali che vengono destinati ad una vita miserabile, forzati in condizioni completamente diverse da quelle che avrebbero avuto in natura e sottoposti a spostamenti continui 
ed estenuanti nonché ad addestramenti atti a privarli della libertà e della dignità.

con cortese preghiera di pubblicazione


Animalisti FVG
LAV Lega Anti Vivisezione

META Movimento Etico Tutela Animali - Pordenone

venerdì 20 ottobre 2017

Attivisti aggrediti a Pordenone: (in)giustizia è fatta

momenti dell'aggressione ai danni degli attivisti
Pordenone, 30 marzo 2014


Processo ai circensi per il pestaggio al Circo Millennium a Pordenone: eccoci al capolinea (un luogo d'arrivo e da cui, ricordiamocelo, si può ripartire) di questa triste vicenda.
Ora è tempo di trarre conclusioni e condividerne gli insegnamenti.
Pensare è lecito ed è nel diritto di chiunque dissentire ed esprimere pacificamente le proprie opinioni (vedi alla voce Costituzione Italiana).
Quel che viene omesso però è che, se scegli di farlo, sarà a tuo rischio e pericolo.
Per buona parte dell'opinione pubblica te la sei cercata nel momento in cui hai scelto di non
"farti i fatti tuoi", di metterti contro un quanto mai rodato sistema di sfruttamento e di mostrare pubblicamente scomode verità.

Chi sullo sfruttamento animale ci campa, sentendosi parte offesa (di certo nel portafoglio), potrà tutto: alterare la verità, offendere verbalmente, minacciare, picchiare brutalmente.
Dalla sua parte avrà frotte di ignari "consumatori" (di vite) che, sentendosi, seppur indirettamente, presi in causa, saranno disposti a sostenerli a spada tratta. Basti pensare all'imbarazzo di un genitore
nel dover reggere lo sguardo carico di domande di un figlio che osserva un gruppo di persone che affermano che lì, nel luogo in cui è accompagnato, qualcuno sta pagando a prezzo di indicibili sofferenze il suo divertimento.
A quel punto si è disposti addirittura a chiudere un occhio (se non tutti e due) di fronte a un brutale e premeditato pestaggio. Dopotutto è solo vendetta.
Ed è così che ti ritrovi parte lesa sul banco degli imputati.
Hai urlato una parola di troppo mentre vedevi i tuoi compagni incassare calci, pugni, sberle, e non riuscivi a fermare questa follia.
Hai manifestato per dieci giorni, pacificamente, senza incassare mai un richiamo da parte delle forze dell'ordine (presenti tutto il tempo).
Non hai alzato un dito, non hai reagito innanzi a chi (brava gente del pubblico compresa) ti ha offeso pesantemente e ripetutamente, non hai colto le provocazioni e le sfide lanciate.
Poco importa. Sei colpevole. Non sei credibile. Credibile diventa -anche in sede processuale- chi mistifica la realtà raccontando che era li non per pestare gli attivisti bensì per sedare gli animi.
Li hai visti mentre picchiavano e picchiavano, e li ha visti anche chi, dopo aver assistito al fatto, ha sorriso (brava gente "de Pordenon"), ma ha scelto di non raccontare i "particolari" del pestaggio,
preoccupandosi piuttosto di fare da portavoce ai circensi e raccontare opinioni personali vendute come fatti.
Quando la verità è scomoda, hai voglia a raccontarla e a confidare nella giustizia.
Dopotutto cosa aspettarsi da una società così povera di sogni da ritenere che giustizia - e diritto - siano abuso e sfruttamento delle vite, tutte, alcune più di altre.


Animalisti FVG
LAV Pordenone


Messaggero Veneto, 19 ottobre 2017


lunedì 18 settembre 2017

A proposito degli asini a Pordenonelegge

dalla pagina Facebook di Pordenonelegge


Pubblichiamo il Comunicato Stampa del 16 settembre sulla presenza degli asini in occasione della rassegna letteraria Pordenonelegge, edizione 2017

Da qualche anno, in occasione di  Pordenonelegge,  è nata la consuetudine di utilizzare degli asini per trasportare una qualche sorta di biblioteca mobile. 


Questa edizione, che nel manifesto espone il volto di un asino di una locale cooperativa sociale, ha offerto una notevole spinta per alimentare quella che sta diventando una vera e propria tradizione. 

Consapevoli di questo rischio abbiamo, nelle scorse settimane, rivolto un appello al direttivo della fondazione Pordenonelegge, affinché non assoldassero quelli che vengono in gergo chiamati "asinari".  O, se ne fossero arrivati spontaneamente, che non fosse loro dato spazio mediatico. 

Abbiamo ricevuto una mail di rassicurazioni: la fondazione non ha mai ingaggiato animali e non intende farlo. Nonostante questa rassicurazione ci avesse dato l'impressione, neppure tanto vaga, di essere stati velocemente liquidati, ci siamo mostrati fiduciosi. Sbagliando. 

Non solo gli asini sono stati portati in piazza da una cooperativa - a portata di selfie e a portata di mano di chiunque volesse toccarli- ma le immagini e le scene sono state utilizzate dai canali ufficiali dell'evento, i cui promotori si sono dimostrati ben pronti a "cavalcare" l'asino. 

In una di queste condivisioni leggiamo "tanti asini, tanti libri, tanta gente, tanto tanto amore". 
Meno male che non si voleva mostrare il fianco ai luoghi comuni! 

Desideriamo ribadire alla direzione di Pordenonelegge che dare spazio e sfruttare il ritorno d'immagine degli asini equivale, dal punto di vista degli asini stessi, ad aver pagato qualcuno che li portasse in piazza. 
Tra l'altro molte persone da noi interpellate hanno inteso la presenza degli asini come parte integrante della manifestazione. Questo a riprova che sarebbe stata doverosa 
una presa di posizione da parte dell'organizzazione. Ma perché prendere posizione quando si può trarne un beneficio? 

Non è finita. In un articolo apparso ieri sulla stampa si favoleggiava sui veri e propri provini per il materiale promozionale, ai quali sono stati fatti partecipare 6/7 asini. 
Riteniamo a questo punto doveroso pronunciarci anche su questa ulteriore forma di sfruttamento, sulla quale avevamo inizialmente sorvolato. 

A nostro avviso sarebbe importante per un evento che si fa portatore di cultura, come lo è Pordenonelegge, non dover poi mostrarsi così impermeabile a importanti questioni di etica animale. Questioni che invece dovrebbero essere prioritarie nel momento in cui si decide di avvicinarsi a una soggettività animale, ferma restando la nostra contrarietà a ogni loro utilizzo per qualsivoglia destinazione d'uso. 

Purtroppo anche quest'anno la volontà degli asini è rimasta inascoltata. Anche quest'anno forte e chiaro è stato lanciato il messaggio che gli animali possono essere usati come mezzo pubblicitario, come diversivo, come palliativo e contorno alle manifestazioni umane.
Chiediamo, quantomeno, che durante i rimanenti giorni di questa rassegna non siano più usati foto e video degli asini sui social. 
Un invito che ci auguriamo non venga cestinato e in risposta al quale 
non vorremmo essere -ancora una volta- vanamente rassicurati. 

Qui sotto, per dovere di completezza, l'appello inviato a Pordenonelegge a inizio settembre (sottoscritto dalla nostra associazione assieme a LAV, Learning Animals
e diverse altre firme di cittadini, scrittori, filosofi e docenti di zooantropologia:


Gentile direzione di pordenonelegge.it, tra poche settimane inizierà l’edizione 2017 della manifestazione.
Vi scriviamo per scongiurare quello che negli ultimi anni è diventato un fenomeno sempre più presente in moltissime manifestazioni, ovvero la partecipazione di Cooperative Sociali, Onlus, proprietari o allevatori che portano uno o più asini utilizzandoli al fine di offrire i più disparati servizi per lo svago di bambini e adulti. Recentemente si sono visti questi animali usati come biblioteca ambulante, usati per passeggiate, per il traino di calessi e carrozze, per l’avvicinamento dei bambini all’equitazione. In ogni caso, asini usati.
Il cartellone pordenonelegge.it di quest’anno raffigura proprio un asino.
Probabilmente non è in programma nessuna loro prestazione – cosa che speriamo vivamente – ma avendo assistito a un incremento vertiginoso dell’uso di asini in moltissimi eventi, abbiamo ritenuto doveroso scrivervi. In primo luogo per salvaguardare gli asini, ma anche con l’intento di portare un nostro contribuito ad una manifestazione che nasce come invito alla lettura, alla conoscenza e all’immaginazione, una manifestazione che non dovrebbe lasciare spazio a momenti dallo scarsissimo valore esperienziale. Anzi, con un valore esperienziale sostanzialmente negativo per tutte le parti in gioco.
Vogliamo evidenziare che in nessun modo l’impiego degli asini rappresenterà un momento culturale di crescita, né per gli adulti, né per i bambini ma tanto meno per gli asini stessi, che subiranno la folla e le centinaia di richieste performative come un vero e proprio abuso. Un abuso silenzioso e poco visibile, ma certamente molto, molto impattante.
Sicuramente verrà detto che sono abituati a “lavorare”: ebbene, il fatto che siano abituati ad essere oggettificati, non cancella il problema, anzi lo rende ancora più grave.
Sicuramente verrà anche detto che avvicinare i bambini a questi animali servirà a far crescere in loro il rispetto per l’animale: riteniamo che non sia così.
L’esibizione di animali non può essere considerata come una condivisione di vita vissuta, poiché rappresenta per l’asino solo l’ennesima situazione in cui gli verrà negata la scelta se interagire o meno con l’umano; e per i bambini un precedente culturale deleterio nel proprio delicato punto di vista sull’animalità. Un punto di vista che andrebbe il più possibile preservato, ma che a causa di questi ripetuti e superficiali contatti viene smantellato in favore di una visione dell’animale spesso veicolata dalle aspettative degli adulti e inquinata dai concetti di fruizione e utilità.
Riteniamo che negare oggi lo spazio che pretenderanno questi personaggi, sarà un momento importante di crescita, una presa di posizione decisiva affinché uno dei più importanti appuntamenti della nostra città possa indirettamente prendersi cura anche dell’animalità, mantenendo alta la qualità e i contenuti della manifestazione, il cui focus rimarrà l’incontro con gli autori e gli editori e non l’offerta di discutibili attività ricreative per famiglie e bambini.
Abbiamo rivolto questo invito direttamente a voi in quanto organizzatori dell’evento, ma allo stesso tempo siamo consapevoli del fatto che qualcuno potrebbe partecipare con gli asini a titolo personale, con la sola autorizzazione del Comune di Pordenone. Tuttavia, proprio per l’importanza e la complessità dell’organizzazione di una manifestazione così imponente, immaginiamo che qualsiasi richiesta di occupazione di suolo pubblico nell’area adibita all’evento vi verrà comunicata da parte del Comune. Quello che vi chiediamo, anche in questo caso, è di non concedere loro lo spazio che richiedono.

Vi ringraziamo per l’attenzione e confidiamo in una collaborazione in tal senso. Siamo disponibili per qualsiasi chiarimento in merito e restiamo in attesa di un vostro cortese riscontro.

Un grazie speciale ad Andrea Gaspardo per aver promosso e curato questo appello.



giovedì 10 agosto 2017

Corsa degli asini di Porcia, gli asini dicono NO. Sosteniamoli

la corsa degli asini di Porcia (PN) - edizione 2016


A Porcia, località in provincia di Pordenone, in occasione della Sagra dell'Assunta, si svolge la
"115^ edizione della CORSA DEGLI ASINI" (evento in programma lunedì 14 agosto 2017 alle ore 19.30).

Negli anni passati era consuetudine terminare la corsa facendo salire il vincitore della competizione attraverso un angusto corridoio- che sale a spirale- fin sulla terrazza della torre campanaria; più che di un premio si dovrebbe parlare quindi di una condanna. Grazie alle pressioni di molti, che vedevano in questo una grave forma di sopruso, il parroco alla fine si è visto costretto a rinunciare almeno a quest'estremo barbaro atto.
Ma purtroppo la corsa continua, e così, anche quest'anno, un gruppo di asini sbarcherà (e non certo per miracolo) a Porcia.
Ci ritroveremo ad assistere alle gesta di un gruppo di giovanotti del luogo che, nell’allegria di un tardo pomeriggio d’estate, giocano a fare i cowboys.
Immancabile sarà, anche quest'anno, la difesa a spada tratta del parroco, pronto a dare lezioni di etologia e ad insegnarci che durante la corsa di Porcia gli animali si divertono e che non sono sottoposti ad alcuna forma di costrizione.
Abbiamo assistito a diverse edizioni della corsa, e lo spettacolo è sempre stato veramente penoso: asini strattonati con le redini, fantini che a peso morto rimbalzavano pesanti e a casaccio sul dorso degli animali... questi ragazzi non hanno la minima idea di ciò che stanno facendo, dei dolori- fisici e mentali- a cui stanno sottoponendo le malcapitate creature.
Come da "tradizione", il 14 agosto gli asini saranno costretti a correre per la gioia di un sempre più sparuto pubblico. Uno spettacolo di sopraffazione in chiave goliardica. Grasse risate innanzi al loro disagio, alla loro sofferenza, ai loro gesti di ribellione.

Abbiamo lanciato una MAILBOMBING per dare sostegno alla loro chiara volontà, chiedendo al parroco di Porcia e al Comune l'abolizione di questa tristissima corsa che - lo sottolineiamo- è alla sua centoquindicesima edizione.

a questo link l'evento 
Per approfondimenti sulla corsa degli asini di Porcia vi invitiamo a leggere quanto pubblicato nel nostro blog in occasione della scorsa edizione:

E, dal momento che i migliori testimoni sono gli asini che hanno avuto la sfortuna di partecipare alle precedenti edizioni della corsa di Porcia, lasciamo loro la parola.
Immagini che parlano da sole:
https://goo.gl/tznam7
https://goo.gl/vrczbU
Il Sindaco di Porcia sceglie di difendere la corsa degli asini. 

Messaggero Veneto, martedì 8 agosto


Facciamo un po' di chiarezza:
Ai presunti difensori degli asini, che criticano la presenza di asini non purliliesi, facciamo notare che vivere in loco non garantirebbe loro alcunché. Stiamo parlando di orgoglio paesano o di maltrattamento animale?
A chi adduce come motivazione "che gli asinelli non sono avvezzi alla monta, come i fantini", facciamo presente che l'essere assuefatto (sinonimo di avvezzo) alla monta è condizione derivante da subdole e pesanti forme di condizionamento. Avvezzi o non avvezzi, sempre e comunque di individui schiavi e abusati stiamo parlando.
Inoltre, anche se noi in primis abbiamo fortemente criticato - e ampiamente documentato - i dolori inflitti e i danni arrecati agli asini durante la corsa dagli sprovveduti cowboys paesani, non per questo riteniamo che tra le natiche di chi è avvezzo alla monta potrebbero in qualche modo passarsela meglio. Differenti abusi? Forse, ma pur sempre di abusi si tratta.

Infine, ricordiamo che parlare di sfruttamento rispettoso è un ossimoro.
Che vengano lasciati in pace, questo chiediamo.
Al sindaco di Porcia che, pur non prendendo parte attiva all'organizzazione della corsa, sceglie di assumerne incondizionata (e disinformata) difesa attraverso un appoggio morale che ha un peso da non sottovalutare, rendendosi pertanto complice di quello che è a tutti gli effetti un maltrattamento, diciamo che l'essere "in un periodo di rivalutazione di questi animali" non è presupposto che arreca benefici agli asini. Anzi, sull'onda delle mode, le realtà dedite allo sfruttamento degli asini stanno aumentando a dismisura.

Evidentemente Porcia non intende perdere la ghiotta occasione.
Perché tirarsi indietro e perdere una consolidata tradizione di sfruttamento proprio ora?


Sagra dei Osei, la comunità di Sacile e la responsabilità del silenzio


la Sagra dei osei di Sacile - edizione 2016

"Cambiare si può e si deve" è una frase ricorrente, utilizzata (per non dire abusata) anche da chi si fa promotore di tradizioni violente come nel caso della Sagra dei osei di Sacile.
Ma il cambiamento, quello reale, comporta scelte coraggiose, la forza di non guardarsi indietro e il desiderio autentico di voltare pagina.
Sacile ha paura di cambiare.
I Sacilesi avrebbero, oggi come non mai, la possibilità di mettere la parola fine a quella che è una sagra di sofferenza per migliaia di individui, un triste e anacronistico evento che imprigiona vite.
Le opportunità di informarsi, riflettere e comprendere appieno la natura violenta di ciò che è sotto gli occhi di tutti non sono mancate; eppure non vi è mai stata, all'interno di questa comunità, una sincera riflessione sulla Sagra dei osei.
Lo sguardo spesso si è girato da un'altra parte di fronte a ciò che avviene la prima domenica dopo ferragosto, assordante è sempre stato il silenzio di una collettività impermeabile, ancorata alla "propria" triste festa della natura in gabbia. I fieri ed appassionati sostenitori di questa manifestazione sono, nel più ottimistico degli scenari, affiancati da una manciata di cittadini scettici o indifferenti, 
coloro che -pur cogliendo l'essenza di questi 744 anni di prigionia- ripiegano in un omertoso mutismo, per non essere voce fuori dal coro e per non disturbare la macchina organizzativa. 


La trasparenza è l'unica strada per non dimenticare le migliaia di vite violate a Sacile e tutte quelle ancora prigioniere, esposte e vendute. 

Ai sacilesi, tutti, diciamo che sarebbe davvero arrivato il momento di sollevare il velo di ipocrisia dietro cui si cela quella che è, a tutti gli effetti, la celebrazione del mondo venatorio.
Basterebbe una loro parola per avviare quel cambiamento di cui, ad oggi, organizzatori e istituzioni locali non intendono farsi carico.
Nell'attesa che ciò avvenga (ci chiediamo se mai avverrà), sulla comunità sacilese e sulla cultura del silenzio che ancora oggi la avvolge, pesa la responsabilità (morale e sociale) di questi settecentoquarantaquattro anni di buio.   

Quanto a noi, non smetteremo di documentare ciò che avviene a Sacile, di fare domande e, soprattutto, di cercare risposte.


martedì 28 giugno 2016

Festa sul Nonsel: non vogliamo le botticelle a Pordenone


Botticella” è il nome romano che indica le carrozze turistiche trainate da cavalli. Un servizio anacronistico che i candidati alla carica di Sindaco per Roma Capitale si sono impegnati ad abolire dopo anni di proteste e numerosi incidenti mortali per gli animali coinvolti. Il nuovo Sindaco di Roma voterà Sì alla Delibera di iniziativa popolare per l’abolizione delle botticelle, depositata dalle associazioni animaliste con oltre il doppio delle firme necessarie.

Mentre ovunque cresce la sensibilità e l'impiego di equidi per trainare carrozze viene sempre più messo in discussione, questa arcaica forma di sfruttamento a Pordenone - città sempre meno amica degli animali - torna alla ribalta. Anziché progredire Pordenone sembra voglia distinguersi compiendo il percorso contrario. Ed è così che gli organizzatori della "Festa sul Nonsel" (Pordenone Onlus, Pro Loco Pordenone e Sei di Pordenone se - Associazione Culturale) per l'edizione 2016 (in programma per questo fine settimana) hanno ben pensato di inserire le "Passeggiate in Carrozza con i Cavalli".
Evidentemente la spiccata propensione, portata avanti per anni con dedizione, a non volersi occupare di cultura, informazione, sensibilizzazione, di compassione, ora sta dando i suoi frutti.
Che festa sia dunque, divorando, occupando e sfruttando; grasse risate lungo il fiume, acqua che non riuscirà a portar via l'infinita sofferenza arrecata.

Ricordiamo a tutti che non esistono "cavalli da... " (equitazione, esibizione, traino...), esistono individui che desiderano solo essere considerati tali e che dovremmo imparare a lasciare in pace una volta per tutte.

Non vogliamo le botticelle a Pordenone.

giovedì 5 maggio 2016

Una fiera dove tutto è concesso

Fiera degli uccelli di Arzignano

Il 25 aprile, alla Fiera degli uccelli di Arzignano, "tantissime le famiglie presenti ... per ammirare gli animali": ammirare, toccare, utilizzare, comprare.
"Una sorta di fattoria all'aperto tra recinti ed esibizioni che hanno affascinato soprattutto i più piccoli", commenta il Giornale di Vicenza l'indomani di questa triste fiera.
Parole che descrivono, come uno scatto fotografico, con esattezza chi (anzi, cosa) gli organizzatori di simili eventi desiderano porre in primo piano: "recinti" ed "esibizioni".
Gli animali-schiavi esposti, abusati e venduti, restano sullo sfondo, sfocati, invisibili; se li guardassimo veramente proveremmo una profonda vergogna, noteremmo la loro sofferenza, sentiremmo le loro urla, coglieremmo i continui tentativi di ribellione e, forse, inizieremmo anche noi ad urlare con loro e a dire basta, tutto questo è inammissibile.
E invece no, che festa sia, il commercio innanzitutto.
E i "più piccoli", i bambini? Sfruttiamo anche loro. Vengano signori e signore, pubblico pagante: divertimento assicurato per i più piccini al motto di "imparare giocando".
Ma imparare cosa?
Imparare a non relazionarsi, a non vedere l'altro da sé, ad invadere i corpi altrui.
Ciascuno al proprio posto, ciascuno diversamente sfruttabile: è questo il "divertente" insegnamento offerto da fiere come quella di Arzignano, vere e proprie palestre di desensibilizzazione.
Da alcuni anni siamo presenti ad Arzignano -il 25 aprile, festa della liberazione- per manifestare il nostro dissenso e per documentare quanto accade.
Ogni anno la fiera degli uccelli di Arzignano riesce a distinguersi perché, oltre al "tradizionale" abuso, caratteristico di tutte le fiere con animali, sembra godere di concessioni particolari.
Un'isola infelice dove evidentemente tutto è concesso. A nulla servono le "sfilate" dei numerosi agenti, guardie, veterinari e controllori vari dal momento che per incompetenza, omertà o malafede (sapere per quale delle tre ragioni poco cambia, poiché gli esiti rimangono gli stessi) essi non intervengono quando servirebbe.
Ed è così che, nel tempo, abbiamo visto come in questa fiera sia possibile esporre le gabbie sotto il sole senza preoccuparsi di creare ombreggiature per proteggere gli animali, circolare con cuccioli di cane a caccia di acquirenti, promuovere una lotteria per i bambini con animali in premio, esporre pony appena nati (poco importa se, per stress e carenza di difese immunitarie, potrebbero morire, dopotutto son tanto carini e piacciono a grandi e piccini), lasciare che gli animali vengano palpeggiati e invasi da mani indiscrete (animali stressati e spaventati che, in quanto reclusi, non hanno la possibilità di ritrarsi e fuggire), o utilizzare, come quest'anno, cavalle in avanzato stato di gravidanza per far provare ai bambini l'emozione di una cavalcata.
Indubbiamente ad Arzignano erano presenti tante famiglie, ma-vorremmo ricordarlo- non solo umane: madri, padri e figli, separati, rinchiusi, disperati.
Ci sentiamo di dire agli organizzatori della fiera degli uccelli di Arzignano, compiaciuti per il numero di presenze, che non c'è davvero nulla di cui essere orgogliosi nell'essersi prestati ad organizzare un evento tristemente diseducativo e ad uso e consumo del profitto, in barba anche alle più elementari normative sulla tutela degli animali. 

Associazioni aderenti:
AFVG (Animalisti Friuli Venezia Giulia)
LAV (Lega Anti Vivisezione)
ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali)
OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali)
LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia)
CPV (Coordinamento Protezionista Veneto)
VA (Verona Antispecista)

LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli









sabato 19 dicembre 2015

Campagna di sensibilizzazione contro i botti di fine anno


Ogni anno a capodanno assistiamo impotenti al consueto bollettino di guerra con centinaia di feriti, alcuni dei quali dovranno subire amputazioni di mani e dita e perdita della vista, e con le forze dell’ordine come sempre impegnate nel sequestro di botti illegali.
Ma sono ancora una volta gli animali a dover pagare il prezzo più alto di una tradizione che sarebbe doveroso vietare una volta per tutte.
L’uomo dispone di un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz.
Cani e gatti, invece, dimostrano facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz.
Agli animali oltretutto non è dato comprendere cosa stia accadendo e la paura, o per meglio dire il terrore, può avere risvolti drammatici.
Le tragiche conseguenze dei botti di capodanno non coinvolgono solo gli animali domestici bensì tutti gli animali, compresi quelli selvatici.
La loro agonia e morte a causa di questa assurda consuetudine non possono e non devono lasciarci indifferenti.

Pordenone è un Comune dotato-da anni- di una norma che vieta l’uso di botti, petardi, mortaretti e simili nelle aree pubbliche.
Dal "Regolamento Comunale di Igiene" del Comune di Pordenone,
articolo 38-comma 9:
"Sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico:
è vietato lungo le strade, piazze e aree pubbliche e aperte al pubblico, il lancio o lo scoppio di petardi, mortaretti o simili, in particolare nel periodo delle festività natalizie, di capodanno, Epifania e carnevale"

Nonostante ciò la sensazione è che, ad oggi, gran parte della cittadinanza non sia pienamente al corrente di questo divieto, e che ad esso non sia data la dovuta visibilità.
Animalisti FVG si è, in questi anni, appellata al Sindaco di Pordenone Dott. Claudio Pedrotti, chiedendo all'Amministrazione di avviare una campagna di sensibilizzazione e di informazione circa il divieto in oggetto,
diretta alla cittadinanza e realizzata attraverso una serie di pubbliche affissioni su plance comunali, ritenendo queste ultime un prezioso strumento per la promozione di un messaggio di civiltà
contro l'utilizzo di botti e petardi in città.
Per il Comune, oltretutto, questa campagna non avrebbe comportato costi aggiuntivi se non quelli comunemente sostenuti per la promozione delle varie iniziative in corso durante l'anno.

L'appello è tuttavia rimasto inascoltato e l'associazione, nel prendere atto del silenzio del primo cittadino di Pordenone, si è fatta anche quest'anno promotrice
della campagna di sensibilizzazione “NO AI BOTTI”, attraverso la distribuzione -per tutto il mese di dicembre- di locandine e centinaia di volantini a Pordenone e provincia.



Non riusciamo a comprendere le ragioni 
che spingono un’Amministrazione Comunale dotata di norme in materia di sicurezza, igiene e tutela animali, a lasciare che le stesse siano così palesemente disattese, mancando di informare e sensibilizzare in maniera adeguata ed efficace i suoi cittadini.


martedì 24 novembre 2015

Il "maiale da riciclo" messo all'asta: uno strano concetto di solidarietà


Non c'è dubbio, viviamo un tempo di crisi, non solo economica.
Parvenze di comunità, parvenze di solidarietà, sensibilità e attenzione. Quando ciò che conta è esibire la solidarietà, non essere-solidali, raccontarsi comunità senza esserlo nel quotidiano, mostrarsi persone attente agli sprechi, senza impegnarsi personalmente, quando non si ha più nulla da dire e condividere, non resta che appellarsi alle tradizioni violente. Delle tradizioni si prende il peggio.

Ed è così che una "comunità" (?) sceglie di celebrare la propria decadenza banchettando sulle spoglie di una povera vittima sacrificale, non compianta: il maiale, quel maiale.
"Tradizioni che si erano perse" ripristinate con l'augurio che possano diventare "prassi consolidate".
Consolidata di certo è la prassi di allevare figli - utili a un sistema fondato sullo sfruttamento - incapaci di distinguere un individuo da una macchina da riciclo.

Venerdì 27 novembre la comunità si riunirà vicino alla grande quercia, simbolo di vita, per celebrare la morte.
Niente lacrime per il maiale sacrificato - o, per essere precisi- per ciò che resta di lui, pezzi di carne. Solo grasse risate con il duo comico I Papu.


COMUNICATO STAMPA LAV e AFVG
L’asta di pezzi del corpo del maiale, che è stato per sei mesi allevato “amorevolmente” da scolari con i resti del cibo avanzato della mensa scolastica, è l’ultima tragica e macabra trovata sulla pelle di un povero maiale e di innocenti bambini.

L'iniziativa, avallata dai docenti locali, dall’Amministrazione Comunale e dal Sindaco di Prata di Pordenone in testa, è quanto di peggio possa venire da chi dovrebbe essere la migliore espressione cultural-amministrativa di una comunità.

Iniziativa tragica per ambedue i soggetti di riferimento della stessa: l’animale maiale, considerato non come essere vivente dotato di sensibilità bensì come pattumiera riciclante di resti di alimenti classificati rifiuti umidi; I bambini scolari, al culmine della loro educazione e formazione di futuri adulti, ai quali è stato presentato un essere vivente- il maiale appunto- nella classica visione antropocentrica, con il sicuro plauso anche del pievano di turno, della categoria allevatori zootecnici, della categoria macellai e della categoria cacciatori.

La comunità civile, sensibile al diritto all'esistenza ed al rispetto di tutti gli esseri viventi, ritiene inaccettabili simili riti dal macabro sapore medievale, portatori di sottocultura e violenza nei confronti del "diverso".


LAV di Pordenone e AFVG saranno presenti alla triste iniziativa di quest’asta di sangue.

giovedì 5 novembre 2015

ANTISPECISMO (E) QUEER - sabato 7 novembre a Pordenone


Che cosa c’entrano gli animali e la teoria queer?
L’antispecismo e i movimenti LGBT?

Se ne parlerà a Pordenone sabato 7 novembre, in occasione dell’incontro organizzato dall’associazione Animalisti Friuli Venezia Giulia presso la Biblioteca civica, incontro durante il quale verranno presentati due libri sul tema con la presenza dei curatori, Massimo Filippi e Marco Reggio.
Il primo dei due testi, "Manifesto Queer Vegan" di Rasmus Simonsen, intreccia i temi del pensiero gay e queer con la questione del veganismo, di chi rifiuta di mangiare animali e contesta così la violenza sui soggetti non umani. Il saggio di Simonsen si chiede che senso abbia il veganismo, oggi, come pratica destabilizzante, che legami abbia con l’omosessualità e con la critica dell’eterosessualità obbligatoria, e quali siano le prospettive di un’alleanza
fra soggetti queer e vegan.

Di recente uscita è invece la raccolta di saggi “Corpi che non contano. Judith Butler e gli animali”, che contiene un’intervista alla “filosofa del gender” e una postfazione di Federico Zappino.
E’ possibile – si chiedono i curatori – utilizzare gli strumenti butleriani per rendere più efficaci le armi concettuali della lotta allo sfruttamento animale?
E’ possibile, per esempio, rivendicare il lutto per gli animali come forma di presa di posizione politica antispecista?
Le vite precarie cui fa riferimento la filosofa parlando, per esempio, della condizione dei palestinesi sotto attacco permanente, sono solo umane?

E l’“Uomo”? È un dato di fatto o il frutto avvelenato di una ben precisa costruzione storica? Quali consuetudini lo hanno eretto? Qual è il fondale osceno da cui è emerso e che non smette di nascondere?
Da quali e quante morti ha preso vita? Chi ha colonizzato, incorporato, espropriato e appropriato? Chi è stato e continua a essere mangiato?

Questo libro utilizza alcuni degli strumenti filosofici di Judith Butler – vulnerabilità, lutto, vite precarie –, per esplorare insieme a lei, ma senza timori reverenziali, i processi di umanizzazione e di animalizzazione, per portare alla luce «un altro potere ancora che non ha bisogno di dirsi»: il potere che si occulta dietro la barra della dicotomia umano/animale, dicotomia gerarchizzante e violenta come tutte le altre, ma tuttora profondamente ignorata
in quanto considerata “naturale” e, come tale, immune al pensiero critico e ai processi politici trasformativi.

Che cosa accadrebbe se venisse intesa in tutta la sua portata l'affermazione secondo cui “chiedere la fine della crudeltà significa chiedere la distruzione delle istituzioni della crudeltà"?

Appuntamento Sabato 07 novembre 2015 - ore 17.30
 Sala Conferenze “Teresina Degan”
 Biblioteca Civica di Pordenone
   Piazza XX Settembre - 33170 Pordenone

Ingresso libero

sabato 19 settembre 2015

La giostra dei Castelli (Torre - PN): NO agli spettacoli di falconeria


Le associazioni Animalisti FVG, LAV e LAC esprimono il proprio dissenso per presenza dei rapaci diurni e notturni previsti alla Festa di Torre, il prossimo fine settimana. Per gli spettacoli di falconeria e soprattutto per i laboratori didattici dedicati ai più giovani.
Cosa può esserci di divertente nel vedere un rapace che si esibisce comandato dall’uomo?
Non vi è alcun valore didattico nell’insegnare a bambini e ragazzi che è giusto tenere prigionieri animali a scopo ludico.

La pratica della falconeria, pur essendo legalmente riconosciuta, prevede la prigionia per gli animali, costringendo animali nati per volare ad una esistenza in gabbie o voliere, quando va bene.
Ci chiediamo a cosa serva dotarsi di un regolamento di tutela degli animali, come ha fatto Pordenone, se poi questo viene puntualmente dimenticato .
Inoltre, questi spettacoli si appellano all'ormai smascherato alibi della tradizione e della rievocazione storia, in realtà è solo una delle innumerevoli forme di sfruttamento di animali .
le tradizioni vanno RICORDATE, non RIPROPOSTE, soprattutto quando sono veicolo di trasporto per i germi della violenza e pensare di poter costringere un essere violentato e privato della libertà a farci da GIOCATTOLO assolutamente lo è.
E' purtroppo notorio che nell'humus della falconeria vi siano stati casi di commercio di rapaci nati in cattività ma che derivano da uccelli predatori selvatici, considerati protetti dalla Legge 157/92 e ancora prima inseriti nell’allegato I della Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE.
I rapaci necessitano di una particolare protezione, vale a dire di misure speciali di conservazione per garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area di distribuzione: il prelievo di esemplari catturati in natura e poi fatti riprodurre incrociandoli tra specie affini è una pratica inconcepibile in un’ottica protezionista di queste specie a rischio.

I falconieri giocano la carta della didattica, come se fosse un dono e un piacere offerto alla comunità, mostrando da vicino la bellezza di animali altrimenti difficilmente avvicinabili. In realtà, nulla di ciò che viene mostrato di quegli animali è simile alla loro vera natura che è quella di animali schivi e timorosi verso l'uomo, dal quale sono stati cacciati e uccisi per secoli.
I falconieri non permettono di conoscere la vera natura di questi animali, proprio perché ne offrono un’immagine artificiosa.
Invitiamo pertanto le famiglie a protestare e disertare questo evento diseducativo.

mercoledì 19 agosto 2015

NoSagraOsei diventa un libro


Comunicato Stampa: NoSagraOsei diventa un libro

Safarà, la Casa Editrice di Pordenone, si impegna in queste ore nel sostegno a nosagraosei.org: a darne notizia è Cristina Pascotto, responsabile editoriale di Safara' Editore e curatrice della collana ANIMALIA, dedicata all’approfondimento dell’interazione tra animali umani e animali non-umani, nelle sue forme difettive come in quelle più virtuose.
Oggi abbiamo ricevuto e pubblicato un suo contributo intitolato: "LA PRIGIONIA VISIBILE E INVISIBILE", toccanti e personali riflessioni sulla sagra dei osei di Sacile,
un evento che Cristina descrive come "uno sconcertante appuntamento di celebrazione della prigionia; quella più pericolosa, che avviene sotto gli occhi di tutti".
A conclusione Cristina dichiara: "Per tutti questi motivi, e per molti altri ancora, Safara' Editore si impegna ad ospitare nel prossimo futuro, all'interno della collana ANIMALIA, le molte voci che animano il movimento di civiltà NoSagraOsei, simbolo del superamento della barbarie declinata come tradizione".

La notizia di questa pubblicazione, che vedrà luce nei prossimi mesi, ci rende orgogliosi; Safarà Editore è la casa editrice che ha recentemente pubblicato "Noi Animali-We Animals", il libro della fotoreporter canadese
Jo-Anne McArthur che a settembre sarà a Pordenone nell'ambito della rassegna Pordenonelegge.
Riteniamo l'impegno di Safarà Editore di pubblicare un libro su NoSagraOsei un'occasione preziosa per mantenere viva l'attenzione su ciò che eventi come la Sagra dei Osei di Sacile rappresentano per migliaia di vite allevate, esposte e messe in vendita come un qualsiasi oggetto inanimato.

lunedì 10 agosto 2015

Il contromanifesto per la Sagra dei osei di Sacile, affissione gigante a Pordenone



COMUNICATO STAMPA 

Quanto vorremmo saper volare, abbandonare il suolo, i suoi pesi e i suoi affanni, o forse, senza andarcene, trasformare tutto questo in qualcosa di più armonico.
Guardiamo il cielo e ci ritroviamo a sognare, in equilibrio, tesi tra terra e cielo, a reinventare le leggi armoniche di gravità. Su questo cielo però, pesante come un macigno, incombe un numero: 742
742 sono le edizioni della Sagra dei Osei di Sacile - da 742 anni, a Sacile, si celebra il nostro fallimento.
742 anni di sogni mancati perché, quando non siamo più in grado di percepire il nostro corpo, di godere delle tensioni che generano movimento, altro non ci resta che l'invidia.
Invidia per il volo, per la leggerezza di chi conosce la libertà. Dominare-controllare-opprimere-schiavizzare-costringere-tarpare-tagliare... le ali di chi sa e desidera volare.
Possiamo ingabbiare, e anche uccidere, ma non possiamo impedire a chi sa ancora sognare di continuare a lottare e, se solo avessimo occhi per guardare i balzi disperati degli uccelli imprigionati, orecchi per ascoltare i loro canti che, meglio delle nostre più colte parole, sanno comunicare, se solo riuscissimo a non porre innanzi a tutto i nostri interessi, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro.
Ma così non è, e per questo - non certo da eroi salvatori, bensì come animali compagni di lotta - con tutti i nostri limiti- scegliamo di unirci al loro canto.

A spingere Eleanor Meredith, autrice del manifesto della 742esima Sagra dei Osei di Sacile, "è stato il desiderio di creare un'illustrazione colorata, spensierata e fantasiosa".
Non possiamo non ammettere che questo sarebbe stato anche il nostro desiderio; prima, però, si dovrebbe restituire loro la libertà e smetterla, una volta per tutte, di allevare sempre nuovi - pronti all'uso - prigionieri.
Sino a quando Sacile offrirà spazio ad allevatori, commercianti e cacciatori, il solo parlare di spensieratezza e fantasia va considerato uno schiaffo in faccia alle migliaia di vittime di un sistematico abuso.

Per questo, per il contromanifesto per la Sagra dei Osei 2015, abbiamo coperto il cielo con l'immagine di un uccello e tre forbici all'altezza delle ali, pronte a recidergliele.
In rappresentanza di tutti gli uccelli che durante la sagra verranno esposti e venduti a Sacile, di tutti coloro cui è stato negato il volo, la libertà e una vita degna di essere considerata tale.
A Sacile, anche quest'anno, non vi sarà alcuna festa della natura, bensì la tragica celebrazione di 742 anni di prigionia.

Il contromanifesto 2015, promosso da Animalisti FVG attraverso un'affissione gigante presente da oggi a Pordenone (Via Montereale, parcheggio Ospedale)
si avvale della collaborazione della grafica e illustratrice Giulia Spanghero.

Queste le sue parole:
"Volevo rappresentare in qualche modo la privazione della libertà senza però ricorrere all'idea della gabbia perché ritengo che sia talmente sfruttata che ormai ha perso la sua violenza concettuale ed ha bisogno - per essere incisiva - di essere rappresentata in maniera insolita ed originale. Stavo riflettendo sulla prigionia come ad uno stato potenzialmente comune a tutti gli esseri viventi, e mi è venuto in mente un modo di dire: "tarpare le ali", che di solito viene usato come metafora per indicare una situazione umana, ma che nel significato letterale indica precisamente il taglio delle ali negli uccelli per impedire loro di volare.
Di conseguenza inserire le forbici nell'immagine rimanda ad un atto violento prettamente umano. Ho scelto il cardellino come specie simbolo: un uccellino dall'indole particolarmente paurosa, nello stato libero in via di estinzione, piccolo di dimensioni e fragile.
La Sagra dei Osei di Sacile la conosco perché molto radicata nella tradizione e perché, come grafica e illustratrice, vedo che le immagini dei manifesti che la pubblicizzano sono ogni anno molto belle anche se non rispecchiano quello che ho potuto vedere nei video su internet. Non ci sono mai stata perché è una forma di intrattenimento che non mi interessa né diverte. Non mi piace l'idea di sfruttamento non solo degli animali ma degli esseri viventi in generale. "


Giulia Spanghero ha lavorato per Disney Italia e Trudi. Da qualche anno è grafica e illustratrice freelance e ha collaborato sia in Friuli che fuori Regione nella progettazione di immagini promozionali per eventi, loghi e immagini coordinate. Ha collaborato con RCS Mediagroup. Nel 2015 è uscita per Paragrafo Blu una bookapp dal titolo "Auschwitz: una storia di vento" con le sue illustrazioni. Questo lavoro è stato selezionato tra i dieci finalisti del premio internazionale Digital Award nel corso della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna ed ha ricevuto l' "Editor's Choice for Excellence in Design 2015" da parte della rivista statunitense Children's Technology Review.
Giulia Spanghero è presente come autrice nell'Annual degli Illustratori Italiani 2015, a cura dell'Associazione Autori di Immagini. Fa parte del collettivo Hybrida di cui è tra i curatori della grafica e delle performance di lightshow.


Per rappresentare il vero volto della Sagra dei osei di sacile non serve essere un attivista per la liberazione animale: chiunque si dichiari contro ogni forma di schiavitù, dominio e oppressione, senza operare dei distinguo, non potrà che considerarsi un compagno di lotta pronto a dire nosagraosei, mettendoci la faccia e il proprio impegno.


affissione del Contromanifesto 2015 a Pordenone
Via Montereale (parcheggio Ospedale)


sabato 1 agosto 2015

Il silenzio assordante di chi non vuol sentire


L'avvicinarsi della Sagra dei osei di Sacile è, come di consueto, caratterizzato dalle dichiarazioni di rito degli organizzatori, ed è proprio in questo periodo che il nostro lavoro si fa più complesso: stiamo organizzando la manifestazione di protesta, pubblicando riflessioni, approfondimenti, materiale video e fotografico, stiamo facendo informazione. Ma ancora una volta la Signora Busetto, che rileva come dal fronte dei diritti degli animali arrivi un "silenzio assordante", finge di non avere orecchi per ascoltare.
Con quale pretesa quindi ogni anno, come un disco inceppato, adopera la frase di circostanza per richiedere un confronto?
Riportiamo il commento a cura di Cristina, una utente del web, che ben inquadra l'insensatezza di questa richiesta: "Incredibile la richiesta di dialogo fra gli organizzatori della sagra e i contestatori! Su quali temi potrebbe mai vertere l'eventuale "dialogo"? Ma questi signori non capiscono che se una pratica è considerata ormai "reato" da una parte della società, l'unico dialogo possibile è quello relativo alla dismissione della pratica ritenuta moralmente inaccettabile?. Di cosa si dovrebbe discutere, altrimenti? Ne facciano almeno un accenno..."
Con ogni evidenza, a chi organizza e sostiene questa sagra non interessano i contenuti e le tante testimonianze (che ci sbattono in faccia la triste realtà della Sagra dei osei).
Ricordiamo però che questa non è una battaglia mediatica a suon di slogan: stiamo parlando dell'infinita sofferenza di migliaia di schiavi; questi sono i contenuti, queste sono le grida che gli organizzatori della Sagra dei Osei di Sacile continuano a fingere di non sentire.
La Signora Busetto sceglie, ogni anno, di tacere sul centrale ruolo giocato dal mondo della caccia alla Sagra dei Osei (che, non andrebbe mai dimenticato, è una fiera ornitologico-venatoria e non un semplice, innocente evento per famiglie): è questo, a nostro avviso, il vero "silenzio assordante".

Vi invitiamo a prendere visione dell'ultima investigazione tra ciò che avviene sotto gli occhi di tutti, ogni anno, in eventi come questo, pubblicata in questi giorni.
Le immagini sono state girate in una delle tante fiere ornitologico-venatorie del triveneto. Incontreremo gli stessi commercianti di vite anche quest'anno a Sacile.
La scena non cambia, gli individui si, nuovi schiavi, vecchie tradizioni da condannare.

giovedì 16 luglio 2015

Manifesto della Sagra dei osei di Sacile 2015: una "spensierata" prigionia ‪

il vero volto della Sagra dei osei di Sacile

A spingere Eleanor Meredith, autrice del manifesto della 742esima Sagra dei Osei di Sacile, "è stato il desiderio di creare un'illustrazione colorata, spensierata e fantasiosa".
Durante la sagra Eleanor organizzerà dei laboraratori durante i quali verranno realizzate delle immagini da donare alla Pro Sacile in modo da essere utilizzate in occasione di suoi eventi.

Invitiamo pubblicamente Eleanor Meredith a visitare il sito www.nosagraosei.org (in particolare la galleria fotografica) e osservare attentamente la "spensieratezza" degli schiavi esposti e messi in vendita a Sacile nei giorni della sagra, individui cui è stato negato tutto ciò che più gli appartiene: il volo, le relazioni, gli stimoli, le scelte.

Dalle prigioni in cui sono rinchiusi, saranno questi stessi individui i più accreditati testimoni della propria condizione, perché - anche quest'anno - Sacile si trasformerà in una immensa distesa di gabbie a cielo aperto.

Le "moderne" menzogne che, come per magia, mirano a trasformare il "tradizionale" sopruso in un'allegra festa della natura, ancora una volta non saranno in grado cancellare la realtà:
il dolore echeggerà, assordante, da ogni angolo della città - Sacile - in cui si tiene il più importante evento ornitologico-venatorio a livello europeo.


www.nosagraosei.org
#nosagraosei
#742anni

lunedì 4 maggio 2015

La nostra nuova campagna affissioni: ‪#‎festadellamamma‬


La festa della mamma è una ricorrenza diffusa in tutto il mondo, celebrata in onore della maternità.
Ed è proprio la maternità al centro della nostra nuova campagna, presente in questi giorni con un'affissione di grandi dimensioni situata in pieno centro città (Via delle Caserme): un'affissione gigante che si pone l'obiettivo di far riflettere sul fatto che l'essere madre non è una prerogativa esclusiva dell'animale umano, bensì di tutti gli animali-umani e non umani.
A tale scopo è stata scelta l'immagine di una mucca da latte assieme al suo vitello, una madre e un figlio simboli di una delle forme di sfruttamento più diffuse nella nostra società. 



Ancora oggi in molti vogliono credere che le mucche producano il latte in maniera del tutto "spontanea e naturale", alla stregua di veri e propri "distributori automatici"; la realtà è che le loro condizioni di vita-e quelle dei loro figli- sono drammatiche e profondamente crudeli.
Le mucche "da latte" sono selezionate geneticamente ed inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall'età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno.
La lattazione e quindi la produzione è infatti possibile solo dopo la nascita del vitello, che viene separato dalla mucca subito dopo il parto affinché non ne beva il latte. La madre lo cercherà invano per giorni.
Suo figlio, costretto ad una alimentazione artificiale, se maschio verrà macellato entro pochi mesi (le sue giovani carni sono infatti considerate un piatto prelibato) , se femmina trascorrerà alcuni anni, imprigionata in un allevamento, a figliare per produrre latte. In ogni caso, tutti questi animali sono DESTINATI al macello.
Dopo il parto, la mucca ”da latte” produce latte per circa dieci mesi. Negli allevamenti, però, viene nuovamente ingravidata ancor prima che la lattazione finisca, per la massima continuità della mungitura.
Il regime di sfruttamento è molto pesante: dopo quattro-cinque cicli di lattazione con relativi parti di vitelli, la mucca comincia a perdere ”produttività” a causa di malattie come le mastiti, indotte dalla mungitura continua, quasi sempre meccanica, o semplicemente per l’eccessivo sfruttamento. Per l’allevatore è quindi più redditizio mandarla al macello e venderne la carne, sostituendola con un animale più giovane ed ”efficiente”.
Nel mondo reale, nessun allevatore – neppure in un allevamento biologico – potrebbe evitare di uccidere i vitelli maschi, fatti nascere unicamente allo scopo di forzare le mucche a produrre latte.
Per mantenere un numero così grande di ”capi improduttivi” occorrerebbero infatti estensioni di terreno e quantità di risorse tali da rendere fallimentare qualsiasi tipo di allevamento.

La campagna si propone pertanto di porre l'attenzione su tutto questo, ricordando che il dolore che prova una madre nel momento in cui le viene strappato il figlio non è diverso da quello di una qualsiasi altra madre,
e volerci ostinare a credere che non sia così è solamente una menzogna che decidiamo di raccontare a noi stessi per rendere più accettabile lo sfruttamento cui sono sottoposti quotidianamente milioni di animali non umani.
Nessuna menzogna però potrà mai cancellare il dolore inflitto.
Per l'industria del latte è uno scarto - per l'industria alimentare è solo tenera carne - per lei è un figlio.
Buona festa a tutte le mamme.





Per condividere o scaricare il video: TV Animalista