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sabato 19 dicembre 2015

Campagna di sensibilizzazione contro i botti di fine anno


Ogni anno a capodanno assistiamo impotenti al consueto bollettino di guerra con centinaia di feriti, alcuni dei quali dovranno subire amputazioni di mani e dita e perdita della vista, e con le forze dell’ordine come sempre impegnate nel sequestro di botti illegali.
Ma sono ancora una volta gli animali a dover pagare il prezzo più alto di una tradizione che sarebbe doveroso vietare una volta per tutte.
L’uomo dispone di un udito con una percezione compresa tra le frequenze denominate infrasuoni, intorno ai 15 hertz, e quelle denominate ultrasuoni, sopra i 15.000 hertz.
Cani e gatti, invece, dimostrano facoltà uditive di gran lunga superiori: il cane fino a circa 60.000 hertz mentre il gatto fino a 70.000 hertz.
Agli animali oltretutto non è dato comprendere cosa stia accadendo e la paura, o per meglio dire il terrore, può avere risvolti drammatici.
Le tragiche conseguenze dei botti di capodanno non coinvolgono solo gli animali domestici bensì tutti gli animali, compresi quelli selvatici.
La loro agonia e morte a causa di questa assurda consuetudine non possono e non devono lasciarci indifferenti.

Pordenone è un Comune dotato-da anni- di una norma che vieta l’uso di botti, petardi, mortaretti e simili nelle aree pubbliche.
Dal "Regolamento Comunale di Igiene" del Comune di Pordenone,
articolo 38-comma 9:
"Sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico:
è vietato lungo le strade, piazze e aree pubbliche e aperte al pubblico, il lancio o lo scoppio di petardi, mortaretti o simili, in particolare nel periodo delle festività natalizie, di capodanno, Epifania e carnevale"

Nonostante ciò la sensazione è che, ad oggi, gran parte della cittadinanza non sia pienamente al corrente di questo divieto, e che ad esso non sia data la dovuta visibilità.
Animalisti FVG si è, in questi anni, appellata al Sindaco di Pordenone Dott. Claudio Pedrotti, chiedendo all'Amministrazione di avviare una campagna di sensibilizzazione e di informazione circa il divieto in oggetto,
diretta alla cittadinanza e realizzata attraverso una serie di pubbliche affissioni su plance comunali, ritenendo queste ultime un prezioso strumento per la promozione di un messaggio di civiltà
contro l'utilizzo di botti e petardi in città.
Per il Comune, oltretutto, questa campagna non avrebbe comportato costi aggiuntivi se non quelli comunemente sostenuti per la promozione delle varie iniziative in corso durante l'anno.

L'appello è tuttavia rimasto inascoltato e l'associazione, nel prendere atto del silenzio del primo cittadino di Pordenone, si è fatta anche quest'anno promotrice
della campagna di sensibilizzazione “NO AI BOTTI”, attraverso la distribuzione -per tutto il mese di dicembre- di locandine e centinaia di volantini a Pordenone e provincia.



Non riusciamo a comprendere le ragioni 
che spingono un’Amministrazione Comunale dotata di norme in materia di sicurezza, igiene e tutela animali, a lasciare che le stesse siano così palesemente disattese, mancando di informare e sensibilizzare in maniera adeguata ed efficace i suoi cittadini.


lunedì 4 maggio 2015

La nostra nuova campagna affissioni: ‪#‎festadellamamma‬


La festa della mamma è una ricorrenza diffusa in tutto il mondo, celebrata in onore della maternità.
Ed è proprio la maternità al centro della nostra nuova campagna, presente in questi giorni con un'affissione di grandi dimensioni situata in pieno centro città (Via delle Caserme): un'affissione gigante che si pone l'obiettivo di far riflettere sul fatto che l'essere madre non è una prerogativa esclusiva dell'animale umano, bensì di tutti gli animali-umani e non umani.
A tale scopo è stata scelta l'immagine di una mucca da latte assieme al suo vitello, una madre e un figlio simboli di una delle forme di sfruttamento più diffuse nella nostra società. 



Ancora oggi in molti vogliono credere che le mucche producano il latte in maniera del tutto "spontanea e naturale", alla stregua di veri e propri "distributori automatici"; la realtà è che le loro condizioni di vita-e quelle dei loro figli- sono drammatiche e profondamente crudeli.
Le mucche "da latte" sono selezionate geneticamente ed inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall'età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno.
La lattazione e quindi la produzione è infatti possibile solo dopo la nascita del vitello, che viene separato dalla mucca subito dopo il parto affinché non ne beva il latte. La madre lo cercherà invano per giorni.
Suo figlio, costretto ad una alimentazione artificiale, se maschio verrà macellato entro pochi mesi (le sue giovani carni sono infatti considerate un piatto prelibato) , se femmina trascorrerà alcuni anni, imprigionata in un allevamento, a figliare per produrre latte. In ogni caso, tutti questi animali sono DESTINATI al macello.
Dopo il parto, la mucca ”da latte” produce latte per circa dieci mesi. Negli allevamenti, però, viene nuovamente ingravidata ancor prima che la lattazione finisca, per la massima continuità della mungitura.
Il regime di sfruttamento è molto pesante: dopo quattro-cinque cicli di lattazione con relativi parti di vitelli, la mucca comincia a perdere ”produttività” a causa di malattie come le mastiti, indotte dalla mungitura continua, quasi sempre meccanica, o semplicemente per l’eccessivo sfruttamento. Per l’allevatore è quindi più redditizio mandarla al macello e venderne la carne, sostituendola con un animale più giovane ed ”efficiente”.
Nel mondo reale, nessun allevatore – neppure in un allevamento biologico – potrebbe evitare di uccidere i vitelli maschi, fatti nascere unicamente allo scopo di forzare le mucche a produrre latte.
Per mantenere un numero così grande di ”capi improduttivi” occorrerebbero infatti estensioni di terreno e quantità di risorse tali da rendere fallimentare qualsiasi tipo di allevamento.

La campagna si propone pertanto di porre l'attenzione su tutto questo, ricordando che il dolore che prova una madre nel momento in cui le viene strappato il figlio non è diverso da quello di una qualsiasi altra madre,
e volerci ostinare a credere che non sia così è solamente una menzogna che decidiamo di raccontare a noi stessi per rendere più accettabile lo sfruttamento cui sono sottoposti quotidianamente milioni di animali non umani.
Nessuna menzogna però potrà mai cancellare il dolore inflitto.
Per l'industria del latte è uno scarto - per l'industria alimentare è solo tenera carne - per lei è un figlio.
Buona festa a tutte le mamme.





Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

lunedì 23 marzo 2015

"Immolato per il sacro business", manifesto gigante a Pordenone


Da oggi a Pordenone è visibile il manifesto gigante della campagna “Immolato per il sacro business”, ideata e promossa dall'associazione Animalisti FVG. 
Un'affissione di grandi dimensioni situata in pieno centro città (sottopasso di Viale Treviso) con lo scopo di informare e far riflettere l'opinione pubblica sul massacro degli agnelli, un vero e proprio "business"
che ha luogo ogni anno in occasione della Pasqua. L'invito è quello di non essere complici di queste atroci sofferenze e morte, a Pasqua come tutto l'anno.




Ogni anno a Pasqua vengono uccise centinaia di migliaia di agnelli, capre e pecore.
Animali che arrivano quasi tutti da paesi lontani, con lunghi "viaggi della morte", stipati in camion in condizioni insostenibili (molti arrivano al macello più morti che vivi) e spesso non sottoposti a controlli.
Nonostante questi dolcissimi "cuccioli" ispirino da sempre tenerezza a tutti, a un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su TIR strapieni, per arrivare a un macello in cui, terrorizzati, vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa e lasciati dissanguare.
Prima di essere appesi sentono l'odore del sangue e le urla di terrore dei loro compagni.

L'invito a ogni persona che senta dentro di sé compassione o anche solo senso di giustizia verso gli animali, è di fare davvero la differenza, e NON festeggiare la Pasqua con un pezzo di agnello - o di qualsiasi altro animale - nel piatto.

Invitiamo, a Pasqua come tutto l'anno, a non mangiare nessun animale; gli animali sono tutti uguali, e TUTTI provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per questo loro triste destino.

venerdì 12 dicembre 2014

Comunicato stampa: per un capodanno senza botti anche a Pordenone


Ogni anno, a Capodanno, assistiamo allo sparo dei botti, un fenomeno assai trascurato e con un’infinità di aspetti negativi : essi infatti feriscono adulti e bambini, inquinano l’ambiente, provocano incendi boschivi e seri danni alla vegetazione in ambito urbano, terrorizzano gli animali selvatici cagionandone spesso la morte, e molti animali domestici fuggono restando vittime di incidenti stradali o -nella migliore delle ipotesi- finendo in canile.

A Pordenone è da anni in vigore una norma del Regolamento Comunale d’Igiene che recita :
capitolo 6 - rumore, articolo 38- comma 9
“Sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico:
è vietato lungo le strade, piazze e aree pubbliche e aperte al pubblico, il lancio o lo scoppio di petardi, mortaretti  o  simili,  in particolare nel periodo delle festività natalizie, di capodanno, Epifania e carnevale.  Può essere concessa deroga qualora l’attività svolta professionalmente sia attuata durante  manifestazioni o intrattenimento soggetti ad autorizzazione o licenza di Pubblica Sicurezza, comunque nel rispetto della vigente normativa in materia.”
Il Regolamento Comunale d'Igiene è stato approvato con deliberazione del Consiglio comunale n.112 del 12.11.2007 ed è in vigore dal primo gennaio del 2008.

Nonostante il divieto, la consuetudine dello sparo di botti e petardi in città non è, purtroppo, mai venuta meno: ogni anno assistiamo al consumarsi di questa riprovevole usanza nelle strade, sia in centro città che in periferia, e non ci risultano essere elevate sanzioni ai trasgressori.

Da sempre lanciamo un accorato appello attraverso gli organi di stampa, chiedendo all'Amministrazione Comunale di impegnarsi affinché la cittadinanza sia adeguatamente informata e sensibilizzata a riguardo.
Nonostante ciò, le ultime ore che hanno preceduto il capodanno 2014 sono state come sempre caratterizzate da un continuo scoppio di mortaretti e petardi di ogni genere in pieno centro città.

Non riusciamo a comprendere come un’Amministrazione Comunale dotata di norme al riguardo possa lasciare che le stesse siano così palesemente disattese; eppure siamo certi che il Comune disponga di mezzi e risorse tali da veicolare un messaggio importante come questo, dimostrando che senso civico e rispetto non sono sfumature ma valori che guidano scelte quotidiane, come quella di festeggiare il nuovo anno senza nuocere a migliaia di animali.

Animalisti FVG promuove anche quest'anno la campagna “NO AI BOTTI”, attraverso la distribuzione -per tutto il mese di dicembre- di locandine a Pordenone e provincia. 

L'associazione inoltre si appella ancora una volta al Comune di Pordenone affinché sia, in questi giorni, dato ampio risalto alla normativa vigente e affinché la cittadinanza sia informata e sensibilizzata verso questo tema.
Essa, infine, si rivolge al Sindaco di Pordenone per chiedere un’ordinanza di divieto totale per i botti su tutto il territorio comunale (citiamo ad esempio l'ordinanza sindacale di cui il Comune di Biella è dotato), poiché con l’attuale normativa restano ancora possibili il lancio e lo scoppio di botti, fuochi e petardi, nelle proprietà private.


mercoledì 26 marzo 2014

"Gli animali sono tutti uguali" , manifesto gigante a Pordenone


Da qualche giorno a Pordenone è visibile il manifesto della campagna nazionale “Gli animali sono tutti uguali”, ideata da AgireOra e promossa a dall'associazione Animalisti FVG. 
Un'affissione di grandi dimensioni situata in pieno centro città (Via Montereale, parcheggio Ospedale Civile) con lo scopo di far riflettere le persone sul fatto che gli animali “da fattoria” non hanno nulla di diverso da quelli cosiddetti "d'affezione"; il manifesto mostra da un lato le immagini di un cane e di un gatto e dall’altro quelle di una mucca, un maiale e altri animali, ponendo una domanda provocatoria: “Mangeresti il tuo cane o il tuo gatto?”

Chiunque inorridirebbe nel trovarsi nel piatto il proprio animale domestico. Eppure nessuno pare gridare allo scandalo quando si tratta di mangiare parti di altri animali.
Non c’è una giustificazione razionale a questo comportamento, poiché queste due categorie (animali da compagnia e da reddito) sono state create dall’uomo e sono il risultato non di un’analisi oggettiva bensì di un modello culturale (non a caso, in altri paesi del mondo ci si nutre di carne di cane o di altri animali da noi considerati tabù) nato per rispondere a bisogni del tutto irrazionali: per poter assaporare il gusto di una bistecca, di una fetta di formaggio o di un uovo strapazzato, “cibi” del tutto superflui per la nostra sopravvivenza e frutto di sofferenza e di morte, ci siamo progressivamente autoconvinti che vi sia una reale differenza tra un cane e una mucca, che il primo stia bene sul nostro divano di casa mentre l’ultima sia destinata a nascere e a morire per finire sulle nostre tavole.

Chi vive con un cane o un gatto sa bene quanto essi siano animali intelligenti e in grado di provare gioia e dolore, tristezza e felicità. Non c’è oggettivamente nessuna differenza tra loro e tutti gli altri animali: anche mucche, maiali, galline, conigli ecc. sono individui senzienti, dotati anch'essi di un profondo attaccamento alla vita e un forte desiderio di libertà. Eppure, l’uomo riserva a questi animali un trattamento ben diverso rispetto a quello che noi riserviamo al nostro cane o gatto. Ad esempio:

i maiali, sia negli allevamenti intensivi sia in quelli cosiddetti “biologici”, vengono uccisi dopo un massimo di sei mesi, quando normalmente potrebbero vivere sino a 15 anni. In questo periodo sono costretti in uno spazio angusto, non vedranno mai luce naturale né toccheranno il suolo con le zampe. Non avranno opportunità di sviluppare alcun comportamento sociale né espletare alcuno dei loro bisogni primari;

le mucche da latte, sottoposte ad anni di selezioni genetiche, producono oggi circa dieci volte la quantità di latte necessaria per nutrire i propri vitelli: un abuso metabolico che ne consuma letteralmente il corpo. In natura vivrebbero fino a 40 anni, mentre in allevamento vengono avviate al macello dopo soli 7/8 anni, ormai usurate e meno produttive. Per produrre enormi quantità di latte destinate all’uomo, una mucca è costretta a partorire un vitello l’anno. I cuccioli sono allontanati dalla madre 1-3 giorni dopo la nascita e, se maschi, verranno ingrassati (con latte “finto” in polvere) e macellati a circa 6 mesi di vita. Le femmine invece saranno condannate alla stessa vita di schiavitù e sofferenza della madre, e alla stessa sua morte;

una recente investigazione dell’associazione Essere Animali sugli allevamenti biologici di galline ovaiole ha rivelato che gli animali vengono ammassati in spazi ristretti, risultano anemici, feriti, privati di ogni assistenza veterinaria. Alcuni vengono lasciati morti, in decomposizione, a contatto con tutti gli altri. A completare il quadro da film horror, sono presenti feci e urine ovunque, con il rischio di infezione e contaminazione delle uova. Queste galline sono destinate anch’esse al macello dopo circa 2-3 anni di sfruttamento. E una sorte ancora più terribile attende i pulcini maschi, non produttivi: poche ore dopo la nascita vengono gettati vivi in un tritacarne.

Le persone consumano carne, latticini, uova ed altri prodotti dello sfruttamento animale senza sapere, né voler sapere, che cosa comporti la loro produzione. E’ ormai chiaro che vivere senza consumare animali è possibile, e le ragioni vanno oltre la sofferenza animale: lo spreco di risorse alimentari e la loro iniqua distribuzione, ma anche l’inquinamento e la devastazione ambientale direttamente correlate alla produzione industriale di carne.

Noi pensiamo che ogni animale, indipendentemente dalla specie, dovrebbe poter vivere libero. Non ci sono giustificazioni per quello che stiamo facendo a miliardi di animali in tutto il mondo, dobbiamo prendere coscienza della questione e impegnarci per un cambiamento che non promuova la richiesta di una migliore qualità di allevamento ma che metta in discussione l’allevamento stesso. Non ci si può continuare a girare dall’altra parte, non ci si può continuare ad ingannare con giustificazioni. Ci auguriamo che questo manifesto possa far riflettere il maggior numero di persone possibili e possa essere uno stimolo importante verso il passaggio alla scelta vegan, l’unica in grado di porre fine alla sofferenza e alla morte di miliardi di animali.


lunedì 10 marzo 2014

Campagna affissioni "Buona Pasqua" a Pordenone



Dal 4 aprile Animalisti FVG promuove a Pordenone la campagna affissioni di AgireOra dal titolo "BUONA PASQUA A CHI NON SI MACCHIERÀ LE MANI DEL SUO SANGUE".

Una campagna a manifesti con un'immagine che attira l'attenzione e uno slogan chiaro.

Lo scopo di questa campagna è focalizzare l'attenzione sul massacro degli agnelli che ha luogo ogni anno in occasione della Pasqua, e invitare a non essere complici di queste atroci sofferenze e morte, non mangiando NESSUN ANIMALE.

Ecco le vie della città in cui potrete vedere i manifesti della campagna, che saranno affissi nei formati 100x140 e 70x100 a partire da venerdì 4 aprile fino a Pasqua:

Viale Mazzini
Viale Dante
Via Fontane 
Via Rivierasca
Via Carnaro
Via San Valentino
Viale Marconi
Via Montereale
Via Oberdan


per saperne di più su questa e altre campagne a manifesti di AgireOra: http://www.agireora.org/progetti/campagne_manifesti.html

domenica 29 dicembre 2013

Comunicato stampa: Un capodanno senza botti a Pordenone?


Ogni anno a capodanno assistiamo impotenti al consueto bollettino di guerra con centinaia di feriti, alcuni dei quali dovranno subire amputazioni di mani e dita e perdita della vista, e con le forze dell’ordine impegnate nel sequestro di botti illegali.
Ma sono ancora una volta gli animali a dover pagare il prezzo più alto di questa discutibile tradizione.
Agli animali, dotati di facoltà uditive di gran lunga superiori a quelle dell'uomo, non è infatti dato comprendere cosa stia accadendo e la paura, o per meglio dire il terrore, può avere risvolti drammatici.
Le tragiche conseguenze dei botti di capodanno non coinvolgono solo gli animali domestici bensì tutti gli animali, compresi quelli selvatici (il rischio maggiore riguarda gli uccelli che vivono nei pressi delle aree urbanizzate).
La loro agonia e morte a causa di questa assurda consuetudine non possono e non devono lasciarci indifferenti.

Pordenone è un Comune dotato-da anni- di una norma che vieta l’uso di botti, petardi, mortaretti e simili nelle aree pubbliche.
Dal "Regolamento Comunale di Igiene" del Comune di Pordenone,
articolo 38-comma 9:
"Sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico:
è vietato lungo le strade, piazze e aree pubbliche e aperte al pubblico, il lancio o lo scoppio di petardi, mortaretti o simili, in particolare nel periodo delle festività natalizie, di capodanno, Epifania e carnevale"

Nonostante ciò la sensazione è che, ad oggi, gran parte della cittadinanza non sia pienamente al corrente di questo divieto, e che ad esso non sia data la dovuta visibilità.

Le associazioni LAV, LAC e Animalisti FVG si sono, mesi fa, appellate al Sindaco di Pordenone Dott. Claudio Pedrotti chiedendo all'Amministrazione di avviare una campagna di sensibilizzazione e informazione circa il divieto in oggetto, da realizzarsi attraverso una serie di pubbliche affissioni su plance comunali, ritenendo queste ultime un prezioso strumento per la promozione di un messaggio di civiltà contro l'utilizzo di botti e petardi in città. 
Per il Comune questa campagna non avrebbe comportato costi aggiuntivi se non quelli comunemente sostenuti per la promozione delle varie iniziative in corso durante l'anno.

L'appello è tuttavia rimasto inascoltato e la lettera aperta delle associazioni non ha mai avuto risposta.
Le associazioni, nel prendere atto con rammarico del silenzio del primo cittadino di Pordenone, si sono fatte esse stesse promotrici della campagna di sensibilizzazione “NO AI BOTTI”, attraverso la distribuzione -per tutto il mese di dicembre- di locandine e centinaia di volantini a Pordenone e provincia. 

Non riusciamo a comprendere le ragioni che spingono un’Amministrazione Comunale dotata di norme in materia di sicurezza, igiene e tutela animali, a lasciare che le stesse siano così palesemente disattese, mancando di informare e sensibilizzare in maniera adeguata ed efficace i suoi cittadini.
Non è più tempo di inviti alla moderazione e al buon senso, bensì di un messaggio chiaro da parte delle istituzioni, poiché, ci preme sottolinearlo, l'uso dei botti nei luoghi pubblici a Pordenone è vietato e non semplicemente sconsigliato.

Cogliamo pertanto l'occasione per rivolgere un appello alla cittadinanza, invitandola a festeggiare il nuovo anno nel rispetto della normativa vigente e, cosa importante, di ogni vita.

LAV Lega Anti Vivisezione Onlus
LAC Lega per l’Abolizione della Caccia
AFVG Animalisti Friuli Venezia Giulia

martedì 26 novembre 2013

Lettera aperta al Sindaco di Pordenone - Campagna Capodanno 2014





alla Cortese Attenzione del  Sindaco di Pordenone Dott. Claudio Pedrotti
e p.c. all'Ufficio Servizi agli animali del Comune di Pordenone

Spett.le Sindaco Dott.Claudio Pedrotti,

Ci rivolgiamo alla Sua persona nel desiderio di sottoporLe una questione che ci auguriamo Lei possa prendere in considerazione.
Il Comune di Pordenone è da anni dotato di un Regolamento Comunale d'Igiene (approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 112- 12/11/2007)  che prevede il divieto di sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico.
A tale proposito l'Art. 38, comma 9 prevede: "Sparo di petardi, mortaretti, e simili in luogo pubblico o aperto al pubblico: è vietato lungo le strade, piazze e aree pubbliche e aperte al pubblico, il lancio o lo scoppio  di  petardi,  mortaretti  o  simili,  in  particolare  nel  periodo  delle  festività natalizie, di capodanno, Epifania e carnevale."
fonte : http://www.comune.pordenone.it/it/comune/atti/regolamenti/urbanistica/regolamento_igiene.pdf/view

Negli anni tale norma è rimasta per lo più disattesa e abbiamo fondate ragioni di ritenere che gran parte della cittadinanza ne sia a tutt'oggi all'oscuro.
Le Autorità preposte al rispetto del Regolamento sono spesso impotenti in giornate come quelle che si apprestano a venire (in particolar modo ci riferiamo alle giornate che precedono e seguono la notte dell'ultimo dell'anno), anche a causa di un forte impegno sul territorio.

La proposta che desideriamo fare all'Amministrazione che Ella rappresenta è quella di avviare una campagna di sensibilizzazione e di informazione circa il divieto in oggetto, diretta alla cittadinanza e realizzata attraverso una serie di pubbliche affissioni;
a tale scopo ben si presterebbero alcune plance dislocate in città , le stesse utilizzate in occasione delle campagne elettorali e per la promozione di eventi e iniziative del Comune (quali, ad esempio, il "Natalone").
Riteniamo questo un prezioso strumento per la promozione di un messaggio di civiltà contro l'utilizzo di botti e petardi, atto ad informare la cittadinanza circa il divieto in vigore.
Per il Comune, oltretutto, questa campagna non avrebbe costi aggiuntivi se non quelli comunemente sostenuti per la promozione delle varie iniziative promosse durante l'anno.

Ringraziandola per l'attenzione e fiduciosi in un Suo positivo riscontro cogliamo l'occasione per PorgerLe distinti saluti.

LAV Lega anti vivisezione
LAC Lega per l'abolizione della caccia
AFVG Animalisti FVG


mercoledì 5 giugno 2013

IL DIRITTO DI GIUDICARE: CENSURA DEFINITIVA PER LA CAMPAGNA "CHI MANGI OGGI"




Pubblichiamo il comunicato di Campagne per gli animali sugli ultimi sviluppi della vicenda riguardante la campagna antispecista "CHI mangi oggi"

Che Campagne per gli animali fosse un progetto scomodo per molti lo si sapeva da tempo, però ultimamente abbiamo assistito ad una serie di provvedimenti nei nostri confronti senza precedenti.
Il 31 maggio 2013 abbiamo ricevuto l’ultimo di una serie di comunicati  da parte di IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) il cui Giurì ha sentenziato in via definitiva che la pubblicità “Chi mangi oggi?”, quella con il bambolotto in vaschetta per intendersi, non potrà più essere pubblicata su tutto il territorio nazionale .
Una decisione dal sapore vagamente da ventennio, ma questa è la realtà dei fatti: “Chi mangi oggi?” è una pubblicità che veicola atti di violenza, infatti richiama l’idea di un “corpo umano fatto a pezzi”, come si asserisce in uno dei comunicati ricevuti ; e non può considerarsi una mera espressione di libertà di pensiero, perché reca (orrore!) la frase “diventa vegan” e un link al sito ufficiale di Campagne per gli animali , pertanto ricadrebbe nella tipologia dell’”appello al pubblico”.
Il problema quindi non è la sofferenza indicibile degli Animali, l’oscenità dell’esposizione dei loro corpi violati (veri e non di plastica come il bambolotto della nostra pubblicità), l’assurdità inaccettabile del comportamento umano nei confronti di chi è più debole e non può ribellarsi, ma l’appello al principio di tutela dei più piccoli tra gli Umani, che devono essere preservati dalla visione d’immagini violente come quella di un bambolotto smembrato.
L’ipocrisia di tale decisione è mastodontica: viviamo in una società bombardata da immagini offensive, oscene, violente e crudeli nei confronti di tutto e tutti, ma chiaramente un Maiale fatto a pezzi rientra appieno nei canoni del nostro pensiero comune, pertanto non può essere considerato violento per gli occhi di un bambino che dovrà abituarsi suo malgrado a questa tipologia di visione.
Per tali ragioni Campagne per gli animali non ha fatto alcun ricorso dopo la ricezione della prima comunicazione di sentenza, perché ha ritenuto le motivazioni che hanno spinto il Giurì a pronunciarsi in tal maniera, semplicemente irricevibili, ancor più perché non ritiene che debba sottostare al giudizio di un organo di autocontrollo al quale devono rispondere solo le aziende e le società che vi hanno aderito. Campagne per gli animali non ha mai aderito ad alcun organo di autocontrollo, seguendo sempre principi di buonsenso e la coscienza di chi fa parte del progetto.

Ricorrendo contro la decisione del Giurì lo si sarebbe legittimato, riconoscendone la competenza e la possibilità di esprimere un giudizio sull’operato di Ca.
Ciò non significa che gli amici di Associazione D’Idee Onlus (che pubblicamente ringraziamo per il loro importante e costante impegno antispecista) abbiano fatto male a ricorrere contro la prima sentenza, e non significa che l’avvocato che ha rappresentato le istanze di Associazione D’Idee Onlus di fronte al Giurì, non abbia fatto un ottimo lavoro, ma che Ca non crede che un Giurì di un organo di autoregolamentazione che per di più non prende in alcuna considerazione il messaggio antispecista che abbiamo voluto veicolare, possa arrogarsi il diritto di esprimere un giudizio.

Inoltre dal punto di vista utilitaristico, se il Giurì fosse stato l’emanazione di un’istituzione pubblica, avremmo anche tentato la via del ricorso per stabilire un principio, o quantomeno un precedente, ma stando così le cose, e vista l’assoluta parzialità del Giurì in questione, è stato preferibile ignorare in toto l’intera questione.

“Chi mangi oggi?” ha sortito dei risultati ben maggiori, ma diversi, rispetto alle nostre aspettative, riteniamo che sia stato un fenomeno che rimarrà nella storia della comunicazione antispecista, e di questo dobbiamo ringraziare tutti i gruppi, le associazioni e i singoli che hanno creduto nel progetto e che hanno contribuito a renderlo possibile, per quanto riguarda il futuro di questa pubblicità, sarà sempre possibile rivolgersi direttamente ai Comuni per poterla esporre, e in ogni caso altre ne nasceranno nel tentativo di creare una nuova coscienza individuale e collettiva antispecista.


Campagne per gli animali

fonte: http://bit.ly/11i48IM

venerdì 1 marzo 2013

LA CAMPAGNA "CHI MANGI OGGI?" E' ARRIVATA ANCHE A GROSSETO



Dopo Pordenone e Torino, la campagna "CHI mangi oggi?" è arrivata anche a Grosseto grazie ad Associazione D’Idee Onlus, con l'affissione di un cartellone gigante in un punto strategico e di grande traffico della città.
Le reazioni, anche in questo caso, non si sono fatte attendere: la notizia del "bambolotto in vaschetta", protagonista della "campagna shock" (queste le parole maggiormente usate per descrivere la pubblicità) ha fatto il giro della rete in poche ore, rimbalzando di testata in testata a livello nazionale.
Sono intervenuti il primo cittadino di Grosseto ed esperti in campo pubblicitario, è stato indetto un sondaggio on line per testare le reazioni della gente.
Campagne per gli Animali, ideatrice della campagna , ha pubblicato un comunicato che riportiamo e di cui condividiamo ogni parola:


L’affissione dei mega-manifesti della pubblicità “Chi mangi oggi?”, a Grosseto e in altre città italiane come Torino e Pordenone, ha sortito l’effetto desiderato, ossia far riflettere e discutere le persone.
Il nostro intento come ideatori di questa campagna era esattamente questo. Riteniamo interessante dal punto di vista antropologico evidenziare che la fotografia di un bambolotto rappresentante le fattezze di un bambino umano, smembrato e impacchettato, suscita generalmente indignazione e disgusto, mentre le continue e quotidiane pubblicità raffiguranti i corpi degli animali non umani smembrati e impacchettati in varie modalità non provocano lo stesso disgusto, anzi al contrario paiono universalmente accettate.
La cultura della nostra società antropocentrica ci abitua alla visione di violenze e crudeltà nei confronti di esseri senzienti che vengono schiavizzati, torturati e uccisi con il benestare del comune sentire, solo perché non appartenenti della nostra specie.

Ecco quindi che se al posto di un agnello smembrato e incellofanato ci si ritrova un feticcio raffigurante un bambino, allora scoppia lo scandalo: le nostre coscienze sono obbligate a fare i conti con il nostro operato, con la nostra crudeltà, la nostra indifferenza, pertanto reagiamo indignandoci.
Per una pecora un agnello è il suo bimbo, tanto quanto lo è un bambino umano per sua madre, e ciò a prescindere dalla specie animale di appartenenza e dal valore che noi le diamo. L’affetto materno e il sentimento che lo genera non conoscono confini di specie. Ciò però viene del tutto negato in nome della superiorità della specie umana, che si arroga il diritto di disporre a proprio piacere di ogni essere senziente e del pianeta.


La nostra è una lotta di liberazione che ha come nemico l’antropocentrismo e lo specismo, la discriminazione e il pregiudizio che alimentano una filosofia di vita e un sistema sociale che a loro volta generano altro pregiudizio. Non siamo una setta, un partito, o degli squilibrati, siamo semplicemente delle persone che considerano razionalmente il rapporto umano-non umano da una nuova prospettiva che non è quella antropocentrica dominante.
Si può vivere su questo pianeta impattando il meno possibile sugli altri: la nostra stessa esistenza ne è la dimostrazione pratica. In quanto animali onnivori noi abbiamo la fortuna di poter scegliere ciò che intendiamo mangiare.

Vorremmo specificare che non esiste un movimento vegano, o una setta vegana, esistono solo persone e reti di persone e gruppi che seguono una filosofia di vita assolutamente laica e distante da motivazioni mistiche e religiose, e fondata su principi di solidarietà, giustizia, empatia ed egualitarismo.
La pratica vegana è seguita da numerose persone (e le statistiche demografiche attestano che in Italia sono in crescita) per diverse ragioni: noi siamo vegani etici e consideriamo il veganismo una filosofia di vita necessaria alla visione antispecista che propagandiamo. Le ragioni salutistiche non ci riguardano, e comunque Donald Watson, che nel 1944 fondò in Inghilterra la Vegan Society e coniò il termine “vegan”, è morto nel 2005 alla considerevole età di 95 anni.

Campagne per gli animali
www.campagneperglianimali.org

Facciamo nostre queste importanti riflessioni su "CHI mangi oggi'", campagna che ha un iter singolare e nella quale abbiamo creduto fortemente fin dall'inizio; sull'immagine del bambolotto sono stati spesi fiumi di parole ed è stato possibile sondare una significativa gamma di reazioni che riteniamo indicative di come l'animo umano, messo di fronte alle proprie responsabilità, possa innalzare un solido muro di autodifesa.
La negazione (e mistificazione) della realtà è lo strumento che rende invisibile la sofferenza di altre specie, mettendo a tacere ogni più piccolo rigurgito della nostra coscienza. Il bambolotto di plastica, nella sua disarmante semplicità, ha il merito di essere riuscito a creare una falla, uno squarcio nella apparentemente intatta tela bianca che la nostra società dipinge per ciascuno di noi.
Attraverso quello squarcio, se vogliamo osservare bene, c'è il destino di un numero infinito di animali non umani, ci sono le vere immagini oscene-quelle dei loro corpi fatti a pezzi, immagini che oggi non offendono quel "comune senso del pudore" che con tanta ipocrisia si va invocando. 


Il nostro personale augurio è che questa campagna possa essere replicata in molte altre città. Sul sito di Campagne per gli Animali è possibile trovare tutte le informazioni utili per fare propria l'iniziativa :  http://bit.ly/ZuwTaE

giovedì 14 febbraio 2013

LA CAMPAGNA "CHI MANGI OGGI?" ARRIVA ANCHE A TORINO




Segnaliamo con piacere l'ottima iniziativa degli attivisti di Torino, che hanno promosso la campagna CHI mangi oggi con l'affissione di otto manifesti 6x3 metri, dislocati in vie strategiche della città. 
Tutto questo è stato possibile grazie a una raccolta di adesioni su Facebook: in poco più di un mese è stata raggiunta la somma necessaria ad affiggere gli otto manifesti presenti in questi giorni a Torino, ai quali se ne aggiungeranno presto altri sei.

Queste le vie nelle quali è possibile vedere i manifesti:

Corso Tazzoli/  Corso Agnelli 20 7
Via Tempio Pausania/ Via Guido Reni
Corso Rosselli/ corso Trapani
Via De Sanctis 132
Via Botticelli 127
Corso Giulio Cesare 426
Corso regio parco/ Corso Novara
Corso Orbassano fronte strada del Portone




Chi desidera organizzare un’affissione nella propria città può seguire le istruzioni che trova a questa pagina e, successivamente, contattare Campagne per gli animali

Per una fortunata coincidenza proprio in questi giorni a Torino è in corso l'affissione, nelle stazioni della metropolitana, della campagna AgireOra
"Gli animali sono tutti uguali ": 14 mega poster in altrettante stazioni, tra cui Porta Susa e Porta Nuova.




domenica 9 dicembre 2012

CAMPAGNA ANTIPELLICCE 2012 "LA VANITÀ UCCIDE"




Da oggi, 10 dicembre, Animalisti FVG promuove a Pordenone la nuova campagna affissioni di AgireOra contro le pellicce, dal titolo "LA VANITÀ UCCIDE".

Questa campagna informativa sarà presente a Pordenone fino a Natale con 60 manifesti 100x140 dislocati nelle vie cittadine più centrali e di maggiore visibilità.

I manifesti ritraggono un visone prigioniero in una gabbia d'allevamento, con la seguente scritta: “LA VANITA' UCCIDE. Fai una scelta etica. Risparmia la vita a questi animali. Non acquistare capi d'abbigliamento in pelliccia o con colli o polsini di pelliccia o pelo vero. Informati su www.nopellicce.org  EVITA PELLICCE E INSERTI. SALVA GLI ANIMALI"

Lo scopo è quello di richiamare l’attenzione dei cittadini e dei negozianti sulla sofferenza e la morte di milioni di animali, causata ogni anno dall'industria della pelliccia: non solo pellicce ma anche capi con inserti in pelo, così diffusi fra i giovani e disponibili ovunque a prezzi economici.

Ecco le vie della città in cui potrete vedere i manifesti della campagna:

Viale Treviso
Via Delle Grazie
Via San Valentino
Via Piave
Via San Quirino
Via Rivierasca
Piazzetta Giustiniano
Viale Dante
Via General Cantore
Via Cappuccini
Via Montereale

Il numero di animali uccisi nel mondo per la propria pelliccia è immenso, pari a decine di milioni per alcune specie e, nel caso dei conigli, nell'ordine di un miliardo.
Cincillà, cani, scoiattoli, volpi, conigli, gatti, linci, visoni, castori, opossum, zibellini, procioni, foche, agnelli, montoni: la lista delle vittime della moda è senza fine, animali nella maggior parte dei casi provenienti da allevamenti intensivi e, in alcuni casi, prelevati in natura con trappole di ogni genere.
Nel caso degli allevamenti, la morte degli animali è atroce tanto quanto misera ne è la breve vita, trascorsa in piccole e sporche gabbie di rete metallica, spesso esposte al freddo e alle intemperie (che, nel caso di visoni e volpi, ne infoltiscono il pelo) .
Elettrocuzione anale o vaginale, schiacciamento del cranio, avvelenamento, asfissia, annegamento, dissanguamento tramite recisione della faringe, della carotide o della giugulare, scuoiamento a vivo: sono solo alcune delle pratiche che l'industria della pelliccia impiega per produrre i suoi capi, simulacri di morte per persone insensibili.

Scegliere di non indossare e vendere capi realizzati con animali non solo è possibile ma è doveroso per chiunque, una responsabilità che non possiamo più ignorare.
Da oggi possiamo essere consumatori pienamente consapevoli anche grazie al nuovo regolamento dell'Unione Europea, che impone l’obbligo di indicare la presenza di parti animali nei capi d’abbigliamento. Tutti i capi di abbigliamento commercializzati a partire da maggio 2012 dovranno infatti riportare in etichetta l'eventuale presenza di parti animali (pelo, pelle, cuoio, piume) a prescindere dalla percentuale presente nel capo. Per l’indicazione obbligatoria in etichetta del Paese di origine e altre informazioni utili alla tracciabilità del prodotto si dovrà invece attendere almeno fino a fine 2013, quando sarà presentata in sede di Parlamento Europeo una relazione sulla fattibilità di tale sistema di etichettatura.

Per aderire a questa campagna e portarla anche nella tua città visita questa pagina :

http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1325